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La lezione di Madrid non turba il Banco

di Andrea Sini
La lezione di Madrid non turba il Banco

Il match perso mercoledì in casa del Real restituisce al campionato una squadra più conscia dei propri mezzi e limiti

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INVIATO A MADRID. L’orgoglio di esserci stati, la consapevolezza che le legge del più forte, in alcuni casi, non può essere in alcun modo sovvertita. È una Dinamo che cammina a testa alta, quella uscita dalla sfida in casa del Real Madrid con un fardello 21 punti di scardo e di 115 punti incassati. Non può esserci storia, quando tra le due squadre ci sono “un paio di categoria di differenza”, come ha sentenziato a fine gara, in maniera assolutamente onesta, il coach biancoblù Meo Sacchetti.

La situazione. Categoria o non categoria, Dinamo e Real Madrid giocano però nello stesso girone di Eurolega e dopo quattro giornate le situazione tra le due realtà continua a essere speculare: quattro vittorie su quattro i blancos di coach Laso, altrettante sconfitte per i sassaresi. Che se non altro hanno scollinato la parte più difficile della loro prima stagione nel massimo torneo continentale. Dopo tre trasferte (due in Russia e una in Spagna) e una sconfitta interna più che onorevole con l’Efes Istanbul, ora è tempo di provare a dare un senso anche numerico (e non solo a livello di esperienza) alla partecipazione all’Eurolega. Le prossime due sfide, entrambe in piazzale Segni, con Kaunas e Novgorod, daranno una sentenza definitiva sulle possibilità del Banco di Sardegna di andare avanti nella competizione.

Polvere di stelle. Doveva essere il più in difficoltà, in un continuo mismatch con avversari dello stesso ruolo più alti e molto più grossi. Invece Shane Lawal si è confrontato ad armi pari con i lunghi del Real Madrid, battendo finalmente un colpo dopo tre gare di Eurolega nelle quali era parso in grandissima difficoltà. L’addio di Cusin ha tolto qualsiasi scusa al centro nato in Nigeria (e anche al bosinaco Todic, che infatti ha fatto un figurone) e dunque ora la Dinamo può guardare avanti senza preoccuparsi troppo della tenuta dei suoi lunghi. E anche senza dover controllare a tutti i costi quali alternative offre il mercato.

La lezione di Madrid. I biancoblù hanno deciso di giocarsela, e non poteva essere altrimenti. Impensabile provare a tenere basso il punteggio; impossibile pensare di snaturare il proprio gioco e il proprio credo. E allora la Dinamo ha provato a giocarsela sul terreno comune delle due squadre: quello della corsa, del contropiede e dello spettacolo. A questo però il Real Madrid ha aggiunto tutto lo “splendore” del suo incredibile roster e una sorprendente puntualità nell’esecuzione di schemi, rotazioni difensive e movimenti. Una macchina perfetta che fa dei movimenti di squadra la propria forza, ma i cui giochi sono valorizzati ulteriormente dalla vastissima gamma di terminali offensivi. Un perfetto gruppo di stelle, insomma. I sassaresi ci hanno messo, dal canto loro, qualche distrazione di troppo nelle fasi iniziali, ed è questo l’unico piccolo rammarico evidenziato nel dopogara da coach Sacchetti.

L’ultima fatica. Ieri notte la squadra ha rimesso piede a Sassari, dopo un lungo e complicato viaggio, a 9 giorni dalla partenza per Kazan. Con quelle di Roma e Madrid, sono tre le gare esterne consecutive giocate sinora, ma non è ancora finita. Oggi la Dinamo si allenerà regolarmente al palazzetto e domani prenderà nuovamente il volo, stavolta verso Cantù, dove domenica è in programma la quarta e ultima fatica di questo durissimo e insolito ciclo di trasferte. La Dinamo ci arriva da capolista solitaria della serie A, a punteggio pieno dopo 4 gare. A livello di serie A, insomma, i problemi sono tutti degli avversari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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