Tore Pinna: «L’emozione più forte della mia vita da portiere»
SASSARI. Chi ha qualche anno sulle spalle e ha letto della prodezza compiuta domenica da Giacomo Nurra, portierino della Nuorese con natali turritani, non può non essere tornato col pensiero alla...
SASSARI. Chi ha qualche anno sulle spalle e ha letto della prodezza compiuta domenica da Giacomo Nurra, portierino della Nuorese con natali turritani, non può non essere tornato col pensiero alla fine degli anni Novanta. Anni da bere per qualcuno (che ha poi esagerato alzando il gomito), anni bellissimi per il calcio sassarese. La Torres navigava stabilmente in Lega Pro e schierava una serie di ragazzi “made in Sardinia” che hanno scritto pagine importanti dello sport regionale. Qualche nome? Francolino Fiori, Luca Rusani, Fabio Chessa, Luca Panetto, Sebastiano Pinna, Stefano Udassi e, naturalmente, Tore Pinna. Il portiere è stato il primo a tornare indietro col pensiero al 27 settembre 1998. Quella domenica lui era in campo con la maglia numero 1 sulle spalle. Al Vanni Sanna si giocava la quarta giornata del campionato di C2 e la Torres pareggiava per 1-1 contro la Vis Pesaro. Al 93’, ultimo dei tre minuti di recupero assegnati dall’arbitro, Pinna recuperò un pallone e provò a rilanciare i suoi attaccanti. Il rinvio superò abbondantemente il centrocampo con la difesa ospite ferma. La palla rimbalzò davanti al portiere avversario, prese velocità sul’erba umida e si insaccò sotto lo sguardo dei tifosi della curva Nord.
Che cosa si prova a fare un gol così?
«E’ stata una delle emozioni più forti provate in carriera. Ero appena arrivato alla Torres ero molto giovane e c’era qualcuno che già storceva il naso: “ma chi è questo Pinna?” “Ma possiamo fidarci?”. La Torres aveva sempre avuto grandi portieri e io dovevo ancora dimostrare di meritare la maglia rossoblù».
Sta dicendo che ha tirato in porta?
«Assolutamente no. Ho visto Francolino Fiori al limite dell’area avversaria e ho cercato di servirlo. Mancavano pochi secondi al fischio finale e non c’era altro da fare. Il rilancio è stato lunghissimo, i due centrali del Pesaro si sono spostati pensando di favorire l’intervento del portiere ma Boccafogli, uno fino a quel momento aveva fatto miracoli, ha calcolato mal i tempi per l’uscita e si e fatto scavalcare dal rimbalzo».
E lei?
«Io, da buon sussinco, sono andato a festeggiare sotto la curva sud (allora chiusa) illudendomi di essere al San Paolo».
Un gol così cambia la vita a chi lo fa e a chi lo prende.
«Da quella domenica non ho dovuto dimostrare più niente. Ricordo il 9 in pagella sulla “Nuova” e i commenti dei tifosi. Ricordo anche la faccia di Boccafogli. Ci ha messo mesi per riprendersi».
Che cosa vuole dire a Nurra?
«Sono felice per lui. E’ un altro portiere sassarese e gli auguro di togliersi tante soddisfazioni».
E Tore Pinna per quanto tempo continuerà a giocare?
«Il calcio è la mia vita e riesco ancora a divertirmi. Con l’Usinese stiamo disputanto un grande campionato e anche domenica abbiamo raccolto tre punti importanti. Però sto anche guardando avanti. Ho una piccola impresa di movimento terra e sogno di prendere il patentino per fare il preparatore dei portieri. Credo di poter dare ancora qualcosa al mondo del pallone».
Antonio Ledà
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