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La Dinamo ci prova ma la festa è russa

di Roberto Sanna
La Dinamo ci prova ma la festa è russa

Gara decisa nel finale, i biancoblù restano soli in coda

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SASSARI. Adesso si fa dura, quasi impossibile. Con quattro partite ancora da giocare in teoria niente è impossibile, ma con una sola vittoria (e cinque sconfitte) il Banco per risalire dall’ultimo posto del girone fino alle Top 16 dovrebbe vincerne almeno tre. E potrebbe non bastare, perché la sconfitta di ieri ha siglato uno 0-2 letale col Novgorod che adesso, a sorpresa, è la più forte candidata al quarto posto. La Dinamo esce dal match a testa alta, ha lottato fino alla fine, ha più volte rimesso in piedi una situazione scomoda passando dal -11 (39-50) al +6 (74-68). E lì si è fermato.

Senza luce. È stata una partita strana, segnata dal ritmo del Novgorod. Il Banco l’ha giocata molto di quantità e non sempre di qualità, con le due stelle americane Logan e Dyson che hanno toppato clamorosamente: 6 punti e 2/13 il primo, 10 e 2/8 il secondo. Troppo poco, dopo che un quintetto coraggioso con Jack Devecchi, Brian Sacchetti e Miro Todic aveva riaperto la gara, rompendo il ritmo agli avversari e buttandola un po’ sulla corsa e un po’ sulla confusione. Nessuno però è riuscito a fermare Taylor Rochestie, arma non convenzionale che con 29 punti e 7 assist ha fatto impazzire la difesa biancoblù. Nonostante tutto, a -5’53’’ dalla sirena, la Dinamo aveva ripreso la testa della partita con un’azione tipica sua: palla rubata di Brooks, sprint per tutto il campo e schiacciata. PalaSerradimigni una bolgia, sembrava il preludio a un’entusiasmante finale. Invece no, time-out Novgorod e parziale di 12-0 per i russi.

Gara in salita. Se all’andata era stato il Banco a prendere in mano il match, stavolta sono stati i russi a partire meglio. Il Banco ha faticato tantissimo in attacco (subito due palle perse da Dyson), in difesa ha incassato 30 punti nel solo primo quarto. Il Novgorod ha giocato meglio a basket, in tanti particolari: pick and roll, scarichi, posizione degli uomini in tutte le situazioni, grande presenza a rimbalzo offensivo. La Dinamo, senza le fiammate dei due piccoli, è andata avanti soprattutto cercando il tiro da tre punti: 4/6 nel primo quarto, 8/16 all’intervallo, ma 12/34 finale con 4/18 negli ultimi due quarti. Non a caso la rimonta ha cominciato a concretizzarsi con un quintetto più ruvido, capace di spellarsi gomiti e ginocchia in difesa e prendersi di forza i canestri in attacco.

La risalita. Dyson è andato presto in panchina, Lawal ha lottato ma, davanti alla mole di Parakhouski ha pagato dazio e la difesa russa piuttosto che concedergli le schiacciate ha preferito spendere falli e mndarlo in lunetta. Dopo il primo show di Rochestie, Parakhouski ha punito il quintetto piccolo proposto da Meo Sacchetti mentre gli arbitri si esibivano in una sfilza di falli tecnici e antisportivi. Una giostra che ha visto uscire vincitore la Dinamo, che con Brian Sacchetti e Todic ha recuperato la testa del match in quarto cominciato con un break di 12-0 grazie alla difesa (russi a secco per i primi 4’30’’).

Il crollo. Alla fine il Banco è arrivato dove voleva essere: in partita, con un break aperto e con gli uomini migliori in campo dopo una luna sosta per recuperare fiato ed evitare ulteriori problemi di falli. Tutto pronto, insomma, per un finale che invece non c’è stato. Sanders si è spento, Logan non si è mai acceso, Dyson è stato un mistero. Il Novgorod ha ripreso il match (74-80), il Banco ha avuto tante occasioni per riaprirlo e ha sempre fatto la cosa sbagliata. E adesso sì che la corsa si fa dura.

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