Che affare il doping Le mafie guadagnano centinaia di miliardi
La denuncia in un convegno, mentre il Coni si discolpa Carolina Kostner: «Mai aiutato Schwazer, non lo sapevo»
ROMA. «Le mafie internazionali investono su farmaci illegali e contraffatti. Un euro investito su uno stupefacente rende 16 volte, sui farmaci 2500. Il giro d'affari è di 50 miliardi l'anno, c'è chi dice sia pari a 200».
Lo ha sostenuto il generale dei Carabinieri e comandante dei Nas, Cosimo Piccinno, al Coni in un convegno sulla lotta al doping. «È nata la figura del cyber pusher», ha detto Piccinno parlando espressamente di »mafia, n'drangheta, mafia giapponese, cinese, russa». «Le farmacie online sono stimate intorno a 40mila - ha spiegato - l'acquisto di farmaci è anonimo, facile, e i prezzi economici, abbattuti anche del 60%-70%. Non c'è controllo e c'è un elevato rischio contraffazione».
Piccinno ha sottolineato come «su 600 medici di famiglia intervistati, 240 non sanno che è illegale comprare farmaci con prescrizione online. Serve fare contro comunicazione. Serve poi fare una giornata dedicata alla salute e allo sport coinvolgendo le scuole sulla sicurezza sanitaria e sul doping».
«Sto aggredendo l’argomento come nessuno mai. Lo faccio anche nelle scuole e nelle università. Bisogna giudicare la governance del Coni dal momento delle elezioni ad oggi e al prossimo futuro. Non è giusto creare una commistione di responsabilità con quanto accaduto prima della mia elezione». Così sull’argomento il presidente del Coni, Giovanni Malagò, difendendosi dalle critiche relative all’operato del Comitato olimpico nazionale riguardo i recenti casi di doping emersi dall’inchiesta della procura di Bolzano. «La Procura Antidoping del Coni è un organo totalmente terzo e laico - ha aggiunto Malagò nel suo intervento al convegno - e sfido chiunque a dimostrare il contrario a meno che non si metta in dubbio la loro onestà intellettuale».
Malagò ha parlato anche di Alex Schwazer («Spera di andare a Rio 2016? Su questo argomento non faccio il tifo nè in un senso, nè in un altro») e di Carolina Kostner: «Il suo deferimento per me è un è un dramma personale».
«Non coprirei mai chi si dopa e non merito una squalifica di più di quattro anni. Potrei decidere io stessa di voltare le spalle alle gare», ha detto intanto Carolina Kostner in un’intervista dopo la notizia del deferimento di quattro anni e tre mesi di stop per l’accusa di complicità con l’ex fidanzato Schwazer. «Io non mi sono mai dopata, non ho mai aiutato Alex a farlo, e non ne ho saputo nulla fino a che il test è tornato positivo - ha spiegato - Com’è possibile che chiedano una punizione più alta per me (4 anni e 3 mesi) rispetto a tanti atleti squalificati per doping?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
