Salaris racconta la sua amarezza: «Credevo nel progetto Usinese»
USINI. Nel mondo del calcio è (purtroppo) una abitudine: quando le cose vanno male il primo a saltare è l’allenatore. La notizia che arriva da Usini, da questo punto di vista, va decisamente...
USINI.
Nel mondo del calcio è (purtroppo) una abitudine: quando le cose vanno male il primo a saltare è l’allenatore. La notizia che arriva da Usini, da questo punto di vista, va decisamente controcorrente. Peppone Salaris, un mister conosciutissimo in Sardegna, si è visto “sfilare” la panchina con la squadra seconda in classifica, a un solo punto dalla vetta. Una decisione inaspettata che ha colto tutti di sorpresa. La “colpa” di Salaris? Aver chiesto al presidente di fare il presidente rispettando gli impegni assunti a inizio stagione.
Una presa di posizione che non è piaciuta a Gianni Cappiali, un imprenditore di Pattada con interessi immobiliari anche all’estero, che ha riunito il consiglio di amministrazione della società rossoblù e ha dato un sforbiciata ai quadri tecnici e all’organico. Con Salaris sono finiti nell’elenco dei “cattivi” anche il bomber Fabrizio Serra e il centrocampista Paolo Congiu.
«Non mi aspettavo una decisione del genere - racconta Salaris -. Sapevo che c’erano dei problemi tra la società e alcuni giocatori e mi sono permesso di suggerire al presidente di onorare le promesse fatte a inizio stagione. La risposta è stata quella che sapete».
L’ex allenatore ci tiene a ringraziare i tifosi e i ragazzi «che sono stati bravissimi a tenere duro fino a oggi. Mi auguro che la squadra possa continuare a inseguire il sogno promozione anche se le incertezze societarie non l’aiutano. Continuo a sorprendermi di fronte a tanti presidenti che cominciano l’anno facendo grandi proclami e dopo un mese sono già in difficoltà. Io ho un’altra idea del calcio e continuo a credere che possa diventare quella vincente».
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