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Sacchetti e lo sdoppiamento di personalità

Sacchetti e lo sdoppiamento di personalità

Il coach: «Tra il primo e il secondo tempo ho visto due squadre diverse. Bravi comunque a reagire»

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SASSARI. «Tra il primo e il secondo tempo ho visto due squadre completamente diverse» Meo Sacchetti non nasconde i problemi ma vuole ripartire dalle cose migliori. «Nel primo tempo eravamo una squadra senza energia – dice il coach biancoblù –, loro hanno fatto girare la palla con grande facilità trovando tante opzioni offensive semplici. E in più noi non segnavamo mai da 3 punti. Nel secondo quarto siamo rientrati, siamo arrivati a 10 punti, poi loro hanno messo due triple e si sono riallontanati, ma la squadra era viva. Poi abbiamo avuto un flash come la nostra squadra sa fare, con una difesa aggressiva e un paio di canestri di Logan e di Devecchi nei momenti cruciali. Nell’ultimo punto a punto Antonov ha fatto la differenza con giocate decisive».

L’inizio però è stato disastroso. «È logico che mi aspettassi un’intensità diversa all’inizio – prosegue Sacchetti – Queste sono squadre con giocatori che sanno leggere il gioco, devi mettere più aggressività, ma noi eravamo spenti».

Cosa separa le due Dinamo viste con l’Unics? «Abbiamo bisogno di una bella faccia con la testa alta. Non parlo di sorrisi ma di facce intense anche quando le cose vanno male. Ma guardando il secondo tempo dico: com’è possibile? Se sei stanco e devi pagare la fatica per i viaggi non puoi avere una reazione così. Devo però dire che abbiamo perso contro una grande squadra».

Dyson ha toppato ancora una volta. «Non ha giocato una buona partita ma aveva una faccia diversa – dice il coach –. È un giocatore che può fare molto meglio, ma l’importante è avere l’atteggiamento giusto. Ci sono scelte da fare e servono le facce di chi sa di far parte di una squadra di pallacanestro. La vittoria la si gusta in dodici e la sconfitta si divide con tutti. Altrimenti uno va a giocare a tennis».

Ora arriva Milano. «Con Milano serve ancora l’intensità dell’ultimo quarto, loro hanno più peso sotto canestro, noi abbiamo armi diverse. E dobbiamo cercare di sfruttarle».

A.Si.

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