«Cuore e passione per far crescere gli atleti speciali»
Parla Giagio Patorno, rappresentante di Special Olympics «Lo sport è il principale strumento contro l’emarginazione»
SASSARI. La palla a spicchi spesso deve danzare sul ferro prima di entrare nel canestro. È con questa consapevolezza che GiagioPatorno, rappresentante provinciale di “Special Olympics”, segue da anni con amore e passione i suoi ragazzi che in occasione del match di Eurolega di giovedì scorso tra Dinamo e Unics Kazan sono scesi in campo tra gli applausi di oltre quattromila spettatori per inaugurare la “European basket week”, evento dedicato ai ragazzi con disabilità mentali, supportato dalla Fiba e patrocinato dall’Eurolega e dalla LegA. «Lo sport – spiega Patorno – rappresenta il nostro principale strumento contro l’emarginazione. Grazie a queste iniziative i nostri ragazzi riescono ad affrontare la vita di tutti i giorni con maggiore entusiasmo, superando le difficoltà con meno affanni».
La Sardegna fino ad ora è riuscita a coinvolgere oltre 800 ragazzi dando vita a dodici squadre tra basket, pallavolo, nuoto ed atletica. I ragazzi di Special Olympics sono scesi in campo sia prima del match che durante gli intervalli, misurandosi tra squadre composte da ragazzi disabili e non, creando così un’opportunità di aggregazione volta ad abbattere le barriere. «È lo spirito di "Unified Sport", un programma specifico – aggiunge Patorno – che vuole accelerare il processo d’inclusione».
Il fiore all’occhiello dell’amore e della passione diGiagioPatorno si chiama Gavino Uleri, un ragazzo della Ge.Na, mezzofondista dal talento cristallino, vicecampione nella mezza maratona alle Special Olympics di Atene 2011. «Gavino sta attraversando un periodo delicato – racconta – ma sono certo che ritroverà il suo entusiasmo per i giochi di Los Angeles del prossimo anno».
Se da un lato l’elite dello sport regionale dimostra da sempre grande attenzione per queste iniziative, altrettanto non si può dire per le istituzioni. «Per dicarsi a questi ragazzi servono cuore e passione ma non possiamo fare a meno del sostegno organizzativo ed economico delle istituzioni ed in questo senso ci sentiamo un po’ troppo trascurati. Grazie allo sport riusciamo a migliorare la qualità di vita di questi ragazzi, coltivando la loro autostima e favorendo la loro capacità di inserimento all’interno della società».
Federico Sanna
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