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Continua il forcing delle società per far dimettere Mario Macalli

ROMA. «È finito il tempo dei protagonismi. Questo è un mondo in cui bisogna avere la capacità di testimoniare, ma testimoniare l’attaccamento alla propria posizione quando il 60-70 per cento delle...

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ROMA. «È finito il tempo dei protagonismi. Questo è un mondo in cui bisogna avere la capacità di testimoniare, ma testimoniare l’attaccamento alla propria posizione quando il 60-70 per cento delle società ti sfiduciano credo che sia un cattivo esempio. Negli ultimi tempi c’è stato un cambiamento generale: le generazioni sono cambiate, anche il mondo economico è cambiato. E chi è sordo a questi cambiamenti ne paga le conseguenze e se ne assume le responsabilità. Ho parlato diverse volte della presenza di un sistema chiuso e autoreferenziale. Nell’ultima assemblea molti interventi hanno definito la Lega Pro come un sistema verticistico mentre oggi i presidenti rivendicano un ruolo da protagonisti e non da sudditi». Così Gabriele Gravina, consigliere federale di Lega Pro, intervistato su Sky Sport. Alla domanda su quali fossero i tre errori di Macalli, ha risposto «lo scarso coinvolgimento della base, la mancanza di capacità manageriale nel proporre progetti: lo dimostra il fatto che oggi Lega Pro è centro di distribuzione di risorse ma non produce nulla. Ma anche l’incapacità di relazionarsi con le altre realtà visto che abbiamo avuto diversi contenziosi con diverse componenti del sistema federale».

«Non conosco gli effetti che la sfiducia determinerà in Federazione - ha aggiunto Gravina - Ci sono elementi che, dall’elezione a oggi, hanno comportato riflessioni diverse, ad esempio il far prevalere nel calcio la dimensione economica sottovalutando le altre. Quando accade ciò, il rischio è che si tenda a privilegiare il potere dei forti a scapito dei deboli. E ’chiaro che l’attività economica si rivolge ai forti, allora il confronto non è più tra chi è ricco e chi è povero, ma tra chi ha bisogno e chi pensa invece di essere prepotente e arrogante».

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