Tutti in piedi per il ritorno di Drake
Ovazione del palazzetto per il grande ex: «Che emozione il giro di campo finale»
SASSARI. I cinquemila del palazzetto tutti in piedi, ancora ai loro posti, dieci minuti dopo la fine della partita. E un’ovazione tanto grande che dalle parti di piazzale Segni forse non si era mai vista. Sassari ha salutato così Drake Diener, l’ex amatissimo che dopo tre anni con la maglia della Dinamo ha scelto di prendere la strada di Reggio Emilia. Applausi scroscianti prima della gara, fischi impietosi durante il match e poi l’incredibile tributo finale, con il giro di campo e un palazzetto pieno tutto per lui.
«È stato bellissimo tornare – ha raccontato Drake in sala stampa, con la voce più volte incrinata dall’emozione –. Come avevo detto alla vigilia, ho lasciato tanti amici a Sassari, non solo all'interno della Dinamo, ma anche tra i tifosi. È stato davvero speciale. Il giro di campo? In passato lo facevamo sempre e dopo cento volte non era forse più speciale come una volta, ma in questo caso è stato qualcosa di fantastico, ho provato una sensazione incredibile. Ringrazio tutti».
Non è andata altrettanto bene, all’ala di Fond du Lac, per quanto riguarda la partita. Rientrato da poche settimane dopo oltre un mese di stop per un infortunio muscolare, il numero 16 della Pallacanestro Reggiana non ha giocato un match stellare. «Abbiamo sofferto tanto la pressione della Dinamo – sottolinea DD16 –. Sapevamo già prima della gara che loro hanno un grande talento individuale in attacco, e stasera Dyson ha fatto quasi una tripla doppia. È difficile restare in partita quando perdi troppi palloni, diventa davvero un disastro. La chiave doveva essere muovere la palla più rapidamente per creare spazio per il nostro attacco. Ma la loro pressione è stata fortissima e non ci siamo riusciti».
Quanto è diversa la Dinamo di oggi da quella dei due Diener? «È molto diversa, non c’è dubbio: c’è più atletismo, più talento individuale, con tanti giocatori che possono creare pericoli nell’uno contro uno. Molti pensano che giocassimo col corri e tira, invece era correre, passare e tirare. Giocavamo un basket con mille passaggi. Ma, ripeto, hanno un grande talento e tanti giocatori in grado di mettere pressione sulla palla. Questo ha fatto la differenza». (a.si.)
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