Dal grande freddo di Trento ai fuochi artificiali di Varese
SASSARI. Dal grande freddo di Trento alle imprese contro Reggio Emilia e venerdì a Varese. La Dinamo forse ha trovato la strada giusta e non si può che rimarcare ancora che gli italiani hanno fatto...
SASSARI. Dal grande freddo di Trento alle imprese contro Reggio Emilia e venerdì a Varese. La Dinamo forse ha trovato la strada giusta e non si può che rimarcare ancora che gli italiani hanno fatto la differenza. In più, in una partita dominata dagli attacchi la giocata determinante è arrivata dalla difesa.
L’appiglio. A un minuto e mezzo dalla fine la Dinamo sembrava fritta, sotto di cinque punti e con Dyson che aveva appena sciupato un attacco. Invece Varese ha gestito malissimo il possesso, Eyenga si è buttato a testa bassa e Matteo Formenti ci ha messo il corpo prendendo lo sfondamento. La storia di questo ragazzo è emblematica: la scorsa stagione era capitano di Brindisi, in estate non lo voleva nessuno e ha cominciato la stagione allendandosi a Biella. A Sassari è arrivato al posto di Tessitori, un pivot, e sembrava destinato solo a far numero nel gioco delle norme Fip che impongono alla Dinamo almeno cinque italiani a referto. Pian piano ha rosicchiato qualche minuto, a Varese è arrivato il suo momento e l’ha sfruttato come meglio non poteva. Quello sfondamento subìto ha dato alla Dinamo l’ultimo appiglio sul precipizio. Da lì sono arrivati due liberi di Lawal, poi la tripla di Sosa. E per due volte, a proposito di difesa, la Dinamo ha fatto muro sul match-ball di Varese. Da lì si è aperto il sipario per lo show di Edgar Sosa.
L’impresa. Tutti parlano dei 40 punti di Sosa o delle 59 triple tentate dai biancoblù, cifre che rischiano di far passare in secondo piano lo spessore della vittoria: la Dinamo si è presentata senza Sanders e Brooks, Devecchi ha giocato solo 4’ e Logan 21’ e nei due overtime ha perso prima Lawal e poi Dyson. Ridurre tutto questo a una lotteria di tiri da tre punti o prodezze personali sarebbe ingiusto, così come non si può dimenticare che Sanders e Brooks non c’erano nemmeno contro Reggio Emilia.
Gli equilibri. Bisogna aspettare la squadra al completo, perché molti sbalzi e cali di tensione si sono visti proprio col quintetto base. Di sicuro l’ingresso degli italiani dà equilibrio nella distribuzione dei tiri e anche difesa, a fronte di un potenziale esplosivo che lo starting five ha nelle mani ma non riesce a tenere costante. Anche Logan e Dyson difficilmente riescono a giocare bene nella stessa occasione. Dettagli? Per nulla. Il lavoro va in questo senso e la prima sbandata della stagione sembra recuperata, anche se la serie degli infortuni è pesante.(r.s.)
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