Ecco il calcio di Zola: equilibrio e sacrificio
L’entusiasmo del mister che avverte: «Non farò rivoluzioni»
INVIATO AD ASSEMINI. Ha stretto decine di mani e fatto un po’ fatica a raggiungere il tavolo dove ha tenuto la prima conferenza stampa da allenatore del Cagliari. Gianfranco Zola, preceduto dal presidente Tommaso Giulini, si è presentato con 5’ di ritardo sull’orario previsto. Pantaloni sportivi, maglioncino casual, un largo sorriso e un filo di emozione. Dieci anni dopo è tornato nel Centro sportivo dove, da giocatore, ha festeggiato il ritorno in A dei rossoblù. Tanti ricordi e ora una missione da compiere: pilotare la squadra sarda verso la salvezza.
«Ho detto sì perchè questo per me è un posto speciale - le prime parole -. Ho fatto una scelta importante e meditata. La mia famiglia continuerà a vivere a Londra ma mi ha incoraggiato ad accettare. E’ la seconda volta che decido di tornare in Sardegna, il richiamo di questi colori è irresistibile». Non è stato facile convincerlo. «Ho troppa stima e rispetto di Zeman - ha spiegato -, lo considero un esempio. Non volevo questo lavoro, al presidente avevo suggerito di non cambiare il mister. Ma sono un professionista e ora sono qui per dare il mio contributo. Questa è una società che ha una filosofia e delle idee che mi piacciono. Ho firmato fino a giugno ma è normale perchè è giusto che la proprietà impari a conoscermi».
L’analisi di Zola sulla squadra è lucidissima. «Sarei un folle se facessi una rivoluzione. Zeman è un maestro, un punto di riferimento. Proseguirò il suo lavoro cercando di migliorare dove è possibile. Non è mai facile subentrare ma penso di avere un piccolo vantaggio: la mia filosofia è simile a quella di chi mi ha preceduto.Abbiamo bisogno di normalità e serenità. Ho visto il Cagliari dal vivo contro Catania e Milan e l’impressione è stata positiva. Qualche risultato negativo ha fatto perdere sicurezza. Questa è una squadra che attacca benissimo, deve imparare a difendere altrettanto bene. Va trovato il giusto equilibrio tra le due fasi di gioco e create le condizioni perchè i valori del gruppo vengano fuori. Se ci riuscirò, i risultati positivi saranno una logica conseguenza».
L’esperienza maturata in Inghilterra tornerà utilissima al tecnico rossoblù, che il giorno dell’Epifania, a Palermo, esordirà in Serie A come allenatore. «Intanto dirò ai ragazzi di dare il giusto peso alle cose. Nel regno Unito sono cresciuto come atleta e come uomo e credo di sapere cosa serve quando ci si trova in questa situazione. Il mio lavoro è aiutare i giocatori a crescere».
Il Cagliari di Magic Box sarà più razionale? Meno spregiudicato? «Non sono un difensivista - spiega -. Riesco a dare il meglio quando dico ai giocatoris di attaccare. Il Cagliari è nato come squadra offensiva e non va snaturata. La palla va sempre giocata per creare situazioni favorevoli. Non avremo mai un atteggiamento di attesa, non è nel Dna di questo gruppo. Abbiamo valori tecnici e individualità importanti, tutto va messo al servizio del collettivo». Zola ha un modello a cui si ispira? «Ho già detto di Zeman e ho avuto tecnici come Scala, Sacchi e Ranieri. Da tutti ho preso qualcosa ma ci tengo a dire che ho una mia identità e delle idee che intendo mettere in pratica».
Prematuro parlare di scelte o di mercato. «Stiamo facendo delle valutazioni e non boccio nessuno. Per esperienza dico che arrivi in un club e di un giocatore hai un’idea negativa, che cambi quando lo vedi allenarsi. Un esempio per dire che non faremo scelte affrettate, ma ponderate». Zola ha delle certezze. «Se Conti gioca come contro il Milan è una di queste. Poi ci sono Cossu, Pisano, Rossettini, Avelar. Nelle gare che ho visto mi hanno colpito positivamente Ekdal e Crisetig. Per farvi capire come ragiono, i calciatori con me il piedistallo se lo devono conquistare sul campo. Pretendo ardore agonistico, determinazione e sacrificio. Senza queste cose di strada nel calcio ne avrei fatta poca. Non ci saranno privilegi per nessuno, in campo andrà chi è più in forma».
Infine, Gianfranco Zola rivela di aver sentito telefonicamente Zeman una volta accettata la panchina del Cagliari. «Ho parlato con lui, era doveroso salutarlo. E’ stato un colloquio cordiale tra persone che si stimano. Non siamo entrati in questione tattiche, non era il caso e sarebbe stato imbarazzante per entrambi. Il nostro lavoro vive di momenti e di fortuna. Zeman qui ne ha avuta poca ma il lavoro che ha fatto resta e io lo metterò a frutto con dei correttivi che spero si rivelino giusti».
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