Pala: «Il pugilato? Una disciplina che educa i ragazzi»
Guida la Federboxe sarda ed è direttore del carcere di Uta: «Puntiamo alla creazione di nuove società e sui giovani»
CAGLIARI. E' il nuovo presidente del comitato sardo della Federboxe da poco più di una settimana e resterà in carica per il prossimo biennio. Gianfranco Pala, 56 anni, di Decimomannu, direttore delle nuove carceri di Uta, non è arrivato nel mondo della boxe all'improvviso, ma lo frequenta sin da ragazzo. Quando era liceale si è iscritto all'Accademia pugilistica Sardegna, allora in via Barone Rossi a Cagliari, dove ha trovato il grande maestro Lello Scano e tanti campioni.
«Ho fatto i guanti anche con Franco Udella e con Efisio Galici – ricorda – ed è stato un bel periodo. In seguito ho lasciato perché dovevo viaggiare e frequentavo l'università, ma ho continuato a seguire il pugilato attraverso la TV e i giornali. Poi sono diventato direttore sportivo della “Boxe Angelo Caredda” di Assemini e, in tempi più recenti, direttore sportivo e vice-presidente della Ap Sardegna dove ho anche accompagnato i miei due figli Andrea e Giuseppe; quest'ultimo ha pure combattuto sul ring. Infine, ho accettato la candidatura a presidente del comitato, nonostante il mio lavoro non mi lasci molto tempo libero, perché ritengo che si possa lavorare in favore di questo sport».
Quali obiettivi si propone di raggiungere?
«Innanzitutto creare uno staff che mi affianchi, cercare la collaborazione di tutte le società pugilistiche, allargare la base dei partecipanti e dare maggiore visibilità al pugilato sardo, oggi un po' trascurato dai mass-media anche per la mancanza di “personaggi” indigeni che facciano parlare i giornali. Bisogna pertanto favorire la crescita dei ragazzi interessanti, anche se in Sardegna è difficile fare attività perché occorre far venire avversari della Penisola che comportano maggiori costi».
Quanto può far bene ai giovani il pugilato?
«Tantissimo perché può aiutarli nella formazione del carattere e nell'acquisizione della fiducia in se stessi. E' la fragilità psicologica che porta certi ragazzi all'abuso di alcol e all'uso di sostanze stupefacenti. Le carenze caratteriali possono portare a diventare vittime del branco oppure, per farsi accettare, a commettere azioni che poi sfociano in reati. Un altro fattore deviante è la convinzione che, violando la legge, si possano ottenere in breve tempo denaro e rispetto sociale. Il pugilato, invece, educa i ragazzi alla disciplina, al sacrificio e alla consapevolezza che si ottiene solo in base a quello che si semina, sia sul ring che nella vita in genere, nel rispetto delle regole e del prossimo»”.
E la figura del maestro come si colloca in questo contesto?
«Ha una grande importanza perché può sostituire positivamente almeno in parte la figura del genitore poco presente in molte famiglie in difficoltà. Il maestro inculca valori positivi ed è un riferimento per i giovani».
Quando si inizierà a lavorare?
«Dopo le feste si terrà una riunione che porterà all'assegnazione degli incarichi ai collaboratori. Poi si procederà con i programmi, puntando ad aumentare il numero delle società pugilistiche per favorire un'attività che coinvolga soprattutto i nostri ragazzi».
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