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Datome, vacanze a casa in Gallura: "Voglio ancora la Nba"

di Andrea Sini
Gigi Datome con il padre Sergio nell'hotel di famiglia a Golfo Aranci
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Gigi Datome con il padre Sergio nell'hotel di famiglia a Golfo Aranci

Il riposo del campione di basket dopo i playoff giocati con Boston. "Anche nei palazzetti americani le bandiere con i quattro mori"

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GOLFO ARANCI. La sua Sardegna è una spiaggia semideserta, è un tuffo fuori stagione nel mare di casa, un campari ghiacciato sorseggiato a bordo piscina nell’albergo di famiglia. Se passeggi per Golfo Aranci, in questo periodo, puoi incrociare un ragazzone con la barba che come un bagnante qualsiasi va nel negozio all’angolo a comprarsi una crema per non scottarsi al sole. E se in serata fai un giro al corso di Olbia, magari lo trovi in compagnia degli amici di sempre, per il solito aperitivo nel solito bar. «Sono in vacanza, cos’altro dovrei fare?».

L’uomo che ha portato la Sardegna in Nba sorride e si alliscia la barba che negli Usa gli è valsa un soprannome ingombrante: Luigi Datome, 27 anni, olbiese di Olbia nonostante i natali trevigiani, in America lo chiamano “Jesus”. «Tutto merito di un filmato fatto da un compagno di squadra ai Pistons – racconta –. Da quanto non taglio la barba? Almeno tre anni. Diciamo che il mio viso non ha mai conosciuto l’America».

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Già, perché Datome, capitano della nazionale azzurra, gli ultimi due anni li ha vissuti oltre l’Atlantico. La maggior parte a Detroit, l’ultima (e migliore) parte a Boston. Pistons e Celtics, due maglie leggendarie e pesantissime, per un italiano arrivato in cerca di fortuna. «Sono stati due anni bellissimi, intensi, difficili, impegnativi, utili».

Tutto insomma, ma non è detto che l’esperienza nel campionato di basket più bello e tosto del mondo sia finita. «Mi è scaduto il contratto con Boston – spiega il giocatore cresciuto nella squadra di famiglia, la Santa Croce –, ora sono in attesa di offerte per decidere il mio futuro. La questione è semplice: io volevo assolutamente fare due anni in Nba e per questo nel frattempo ho scartato qualsiasi altra offerta.Adesso sono free agent e da ora in poi valuto tutto, Europa compresa. Ma non nego che mi piacerebbe proseguire l’avventura in Nba. Come ci siamo lasciati con Boston? Con la massima cordialità. Mi hanno dato una grande opportunità e in questi ultimi mesi sono riuscito a ottenere più di quanto forse sperassi. Splendida città, ambiente fantastico, ottimo gruppo. Sì, a Boston sono stato davvero bene».

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Tra le voci di mercato si è parlato di un interessamento del Barcellona. «Il Barça a livello europeo è il top, va considerata quasi come la trentunesima franchigia Nba. Già l’anno scorso ci fu un contatto, ma come ho già detto in quel momento la mia unica volontà era restare in Nba. Ora vedremo. Cercherò di fare la scelta migliore per la mia carriera».

E nel mondo del “fantabasket” qualcuno ha pensato di accostare il nome di Datome a due squadre italiane per questi playoff: la Dinamo Sassari e la sua ex squadra, la Virtus Roma. A giudicare dalla mise del cestista gallurese (costume da bagno, infradito e lettino aperto a bordo piscina), il rientro in campo non sembra così imminente.

Datome se la cava con una battuta. «L’offerta più concreta è quella che ho fatto io alla Santa Croce, che sta per disputare i playoff della D, ma non mi hanno voluto... Battute a parte, ora ho staccato completamente, tra poco inizierò un lavoro specifico in vista delle sfide estive con la maglia dell’Italia e poi per la prossima stagione. No, non ho mai pensato di entrare in ballo agli sgoccioli di questo campionato per giocare i playoff».

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Cosa fa un giocatore Nba durante la giornata? «In America è tutto molto diverso da qua – spiega l’ex giocatore di Scafati, Siena e Roma –. Si fanno molti allenamenti individuali e si lavora molto meno a ranghi completi, al di là delle tabelle c’è la massima libertà. Diciamo che in condizioni normali si lavora soprattutto di mattina, tra palestra, terapie e campo. Il pomeriggio approfittavo per andare a passeggio o per andare al cinema, diciamo che le cose da fare non mancano. Anche in trasferta di solito si riesce a girare un po’, se l’albergo non è troppo fuori».

E poi le curiosità. «La città più bella? San Francisco, ma ce ne sono altre che non scherzano. Le cose più strane? Mettersi in posa per fare le istantanee che serviranno nei videogiochi, firmare quintali di figurine, o indossare per un istante una maglia che poi verrà venduta a pezzetti ai collezionisti...».

I sardi in America. «Non ne ho incontrato molti, di persona, ma in quasi tutte le arene in cui ho giocato mi capitava ogni tanto di sollevare la testa e vedere una bandiera dei Quattro mori. Pensavo: magari sono qui per me, e allora alzavo un braccio e salutavo. Bello no?».

Gli amici “vip”. «Ovviamente in quei giri si vede di tutto. Senti questa: la mia gara di esordio con Boston, gioco a Los Angeles contro i Lakers e lascio due biglietti a un amico: Alessandro Del Piero, che ora vive là. Incredibile. Sono particolarmente orgoglioso della sua amicizia, è veramente una persona speciale».

Anche Luigi Datome, comunque, non scherza.

@andreasini78

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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