Assalto ad Assemini, scattano i Daspo
La Digos ha identificato i protagonisti dell’aggressione ai giocatori del Cagliari. Oggi il questore illustrerà i dettagli
CAGLIARI. Il questore di Cagliari, Filippo Dispenza, l’aveva quasi giurato: «Identificheremo i responsabili e non faremo sconti», aveva detto il giorno dopo l’aggressione ai giocatori del Cagliari da parte di un gruppo di ultrà, avvenuta all’esterno del centro sportivo di Assemini. Il lavoro degli inquirenti è andato avanti in silenzio ed ha prodotto risultati importanti che verranno resi noti oggi nel corso di una conferenza stampa. La polizia è riuscita a dare un nome e un cognome ai tifosi, o presunti tali, che si sono resi protagonisti di un episodio vergognoso. Le indagini condotte dalla Digos sono sfociate in una serie di Daspo (oggi si saprà quanti sono e la durata) emessi dal questore nei confronti di chi ha minacciato, insultato e probabilmente anche aggredito non solo verbalmente diversi giocatori.
Tensione. I risultati negativi della squadra avevano creato una “frattura” tra la parte più accesa della tifoseria e la squadra, accusata di scarso impegno e invitata più volte durante le partite, con cori irripetibili, a dare di più sul campo per evitare una retrocessione diventata ufficiale solo qualche settimana dopo. Una contestazione tutt’altro che velata ma che non lasciava presagire situazioni estreme e l’aggressione ad Asseminello non era stato messa in preventivo dalle forze dell’ordine.
L’assalto. La sconfitta a “Marassi” col Genoa aveva convinto la società a mandare in ritiro la squadra. Un modo per trovare compattezza e concentrazione dopo gli ultimi ko che avevano fatto precipitare il Cagliari sull’orlo del baratro. Nel tardo pomeriggio di venerdì 17 aprile, a due giorni dal match in casa col Napoli (perso 3-0, sconfitta che ha provocato le dimissioni del tecnico Zdenek Zeman), poco dopo le 19, un nutrito gruppo di supporter si è presentato ad Assemini chiedendo un colloquio con una delegazione di calciatori. Dopo un conciliabolo tra di loro e probabilmente dopo aver chiesto l’autorizzazione al club, i giocatori ha deciso di accettare quello che doveva essere un confronto civile. I toni della discussione sono degenerati quasi subito e dalle parole si sarebbe passati addirittura ai fatti. Sarebbero volati spintoni e schiaffi. Ma questo particolare non ha trovato inizialmente conferma e successivamente è stato smentito dai giocatori e dalla dirigenza.
Controcorrente. Zeman, come nel suo stile, aveva commentato il grave episodio senza peli sulla lingua. Nella conferenza stampa che ha preceduto la sfida con gli azzurri, aveva parlato di giocatori scossi per l’accaduto, impauriti. «Non c’è stato nessun confronto, noi abbiamo solo subito», le parole che hanno sicuramente dato una mano alle indagini. Il tecnico, tra l’altro, prima di lasciare la Sardegnaè è stato sentito dagli investigatori ma che cosa abbia detto in quell’occasione non è stato reso noto. Una spiegazione arriverà sicuramente oggi dal questore, che darà ulteriori dettagli su come si è arrivati ad appurare la verità.
I Daspo. E’ facile anticipare che le sanzioni saranno pesantissime. I tifosi identificati e responsabili dell’episodio, dovranno stare a lungo lontano dagli stadi. Le direttive che arrivano dal ministero dell’Interno sono chiarissime: colpire duro, essere intransigenti. Una linea di condotta adottata ovunque in Italia. Dati alla mano, i Daspo inflitti in questa stagione a tutti i livelli, sono molti di più rispetto a quella passata. Un segnale preoccupante. Vuol dire che il fenomeno del calcio violento è tutt’altro che debellato. Senza sanzioni esemplari e soprattutto se non si isolano i facinorosi, gli stadi non diventeranno mai luoghi aperti alle famiglie.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

