Sacchetti: «Sono riemersi i nostri vecchi difetti»
Il coach sassarese non ci sta: «Dopo l’intervallo pensavamo di avere già vinto la partita» «Troppa sufficienza e supponenza, in casa di Milano non te lo puoi proprio permettere»
INVIATO A MILANO. «Nono esiste tornare in campo dopo l’intervallo pensando che la partita sia già finita. Abbiamo riscoperto i vecchi difetti che pensavamo di avere cancellato». Meo Sacchetti manda giù con grande fatica la sconfitta nel primo match ball per la finale scudetto ed esce dagli spogliatoi con un’aria tutt’altro che allegra.
«Troppa sufficienza, troppa supponenza – prosegue il coach della Dinamo –. Abbiamo chiuso bene il primo tempo ma in trasferta, contro una squadra come Milano non puoi assolutamente permetterti di presentarti in campo con atteggiamento soft. Ci era capitato tante volte in campionato ma con il passare del tempo certi difetti erano più o meno spariti. Ci siamo caduti nuovamente e questo non va bene».
Come si può evitare un blackout sanguinoso di quel tipo? Sacchetti respira profondamente e tira fuori una delle sue massime tra il serio e il faceto: «Vorrà dire che per la prossima partita non farò rientrare la squadra in campo all’inizio del terzo quarto».
Poi il tono del coach nato ad Altamura torna a farsi serio. «Siamo ripartiti concedendo un break di 7-0 in meno di un minuto. Loro sono andati in gas ed è stato difficile rimetterla in piedi. È subentrata un po’ di apprensione, abbiamo sbagliato un sacco di tiri liberi e le cose si sono messe piuttosto male».
Ai demeriti delle Dinamo, che ha spento la luce per troppi minuti in un momento chiave della gara, vanno aggiunti i meriti della squadra di Luca Banchi. «Milano a un certo punto della partita era dentro un fosso e noi l’abbiamo aiutata a venirne fuori – dice Sacchetti –. Diciamo che c’è demerito nostro e merito loro. Ma come ho già detto abbiamo avuto una sufficienza che non ci possiamo permettere, non si può iniziare il terzo quarto in quella maniera. Milano è stata brava a reagire e a crederci. Anche a noi quest’anno è capitato di vincere partite dopo essere stati sotto di 15, come contro Venezia. Ma non devi fare in modo che loro rientrino in questo modo».
L’aspetto mentale è stato dunque decisivo. «Non abbiamo avuto la cattiveria che in altre gare ha fatto la differenza, ci sono state tante palle persee loro sono andati via in transizione senza che noi fermasimo il contropiede. Non ci hanno ammazzato col tiro da 3 punti o con qualcosa in particolare. È stato proprio un problema mentale che ci ha resi troppo morbidi».
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