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Il “nuovo” Gentile è l’uomo da temere

Il “nuovo” Gentile è l’uomo da temere

Da giocatore umorale a trascinatore vero: la crescita del capitano dell’Ea7

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SASSARI. Capitano, trascinatore, leader e anche Mvp. Il giocatore più pericoloso per la Dinamo ha 22 anni ma vanta già il carisma di un veterano. Alessandro Gentile gioca con le gambe, con la tecnica e con il cuore. E gioca - quasi - con una caviglia sola, dato che da gara 2 in poi ha dovuto stringere i denti per una distorsione.

Più lo fischiano, più si gasa, più il gioco si fa duro, più lui fa il gioco. Sempre in doppia cifra nelle 8 gare dei playoff giocate sinora: una media di 22,2 punti a partita (in regular season si era fermato a 12,3) che è cresciuta ulteriormente dopo gara1 della semifinale con il Banco di Sardegna. Dall’infortunio alla caviglia in poi, in pratica, il rampollo più giovane di casa Gentile ha segnato qualcosa come 25,25 di media. Dicono che non difenda abbastanza, dicono che sia un mangiapalloni, ma intanto in molti casi ha dato la sensazione di essere l’unica ancora alla quale la squadra di Banchi potesse aggrapparsi per restare a galla nei momenti di fuoco della squadra di Meo Sacchetti. Sabato, con la Dinamo al primo match point e l’Armani con l’acqua alla gola, ha preparato la sfida da vero leader: «Noi siamo l’Olimpia Milano ed è nostro dovere crederci e lottare fino in fondo – ha scritto ai tifosi –. Domani dobbiamo combattere tutti uniti, noi in campo e voi sugli spalti». Detto, fatto, perché poi in campo è stato il migliore e ha chiuso mostrando il tricolore sulla maglia nel tripudio del suo pubblico.

I tifosi, appunto: quelli dell’Olimpia lo adorano per tutti i motivi di cui sopra. Quelli avversari lo detestano, per una mimica facciale che non lo aiuta e per qualche episodio legato agli anni scorsi. Ma questa semifinale sta regalando al basket un Gentile scintillante, tutto nuovo. E persino il pubblico di Sassari, che certo non l’ha mai amato, sta imparando a rispettarlo, non solo perché con la palla in mano è uno spettacolo: il tentativo di “sedare” Hackett, in gara4, il dialogo dal campo con i tifosi per provare a calmare le acque, insieme ad altri piccoli gesti da giocatore maturo, non sono passati inosservati.

Impossibile, nello sport, amare un avversario: ma il rispetto Gentile lo sta guadagnando sul campo. (a.si.)

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