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«La sconfitta di Belgrado mi brucia ancora»

di Roberto Muretto
«La sconfitta di Belgrado mi brucia ancora»

Il racconto di Antonello Cuccureddu che ricorda il ko (1-0) contro l’Ajax nella finale del 1973

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ALGHERO. «Capisco l’amarezza dei giocatori della Juventus. E’ la stessa che ho provato io quando a Belgrado, nel 1973, abbiamo perso la finale contro l’Ajax». A parlare è Antonello Cuccureddu, un pezzo di storia della squadra bianconera, con la quale ha vinto in Italia e in Europa. Ma mai la Coppa dei Campioni, come si chiamava allora. «Alzare quel trofeo è un’emozione che qualsiasi calciatore vorrebbe provare - aggiunge l’ex difensore -. Ricordo che prima di quella finale ero tesissimo. Vycpalek non ci ha stressato, sapeva che non c’era bisogno di darci la carica. Sabato la tensione ha tradito Vidal, troppo nervoso e questo ha condizionato la sua prova».

Cuccureddu ha sofferto tantissimo, normale che il pensiero sia volato alla notte di Belgrado. «Nello spogliatoio c’era silenzio. Il dispiacere era talmente grande che nessuno di noi aveva voglia di parlare. Il mister e nemmeno il presidente Boniperti ci dissero niente, il loro sguardo era sufficiente per spiegare la delusione. E’ stata dura andare a letto quella notte, io non ho chiuso occhio. Una volta tornati in albergo ci siamo fermati nella hall io, Zoff, Anastasi, Haller e Bettega. Abbiamo rivisitato mentalmente la partita. Ancora oggi dico che con un po’ di fortuna quella coppa sarebbe finita nella nostra bacheca».

La sfida col Barcellona era proibitiva. Il pronostico era tutto per i blaugrana ed è stato rispettato. «Ho visto una Juventus troppo timorosa all’inizio - spiega Antonello Cuccureddu -. Bisognava essere abili a sfruttare la superiorità numerica a centrocampo. La squadra di Allegri c’è riuscita solo nei dieci minuti dopo il gol di Morata. Siamo stati ingenui (Cuccureddu parla come se fosse ancora un giocatore bianconero ndr) a subire il secondo gol, se concedi quegli spazi a uno come Messi, non hai scampo. Sono dispiaciutissimo ma anche realista. Il Barça ha calciatori che fanno la differenza, la Juventus no. E quelli che potevano farla, Pogba e Tevez, non sono stati certo i migliori in campo».

I tifosi ci hanno creduto. Hanno sperato nel miracolo. «Intanto questa sconfitta non cancella la stagione straordinaria - dice l’ex difensore bianconero -. E’ vero che in Italia se arrivi secondo non conta nulla, però la Juventus è uscita dal campo a testa alta. Nessuno a settembre avrebbe scommesso un euro sui bianconeri in finale. E’ un bel segnale per il calcio italiano che torna a essere protagonista in Europa dopo tante stagioni buie».

Ci vorrà qualche giorno per metabolizzare la sconfitta. Ma bisogna ripartire per restare nell’elite del calcio che conta. «Secondo me la Juventus deve acquistare due esterni di qualità - spiega l’uomo che alla guida della Primavera iuventina ha vinto il torneo di Viareggio con Del Piero in campo -. Giocatori che sappiamo attaccare meglio di Evra e Lichtsteiner. A certi livelli il francesce e lo svizzero fanno fatica. Credo Pirlo andrà via. Vederlo piangere mi ha fatto male. E il rischio di perdere Pogba è altissimo. Ho saputo che il giocatore è molto allettato dall’idea di giocare al fianco di Messi». Resta il presente e un’amarezza che dimenticare non sarà facile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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