Abbracci e sogni in casa Sacchetti
Brian: «Un gesto spontaneo, di solito non ci parliamo...»
SASSARI. Segnare i due tiri liberi più importanti della propria carriera e correre ad abbracciare papà. Lo sport è pieno di storie di intrecci tra genitori e figli, ma la saga della famiglia Sacchetti si è ormai ritagliata uno spazio importante.
Brian che abbraccia Meo è l’immagine di copertina dell’ennesimo miracolo targato Dinamo Banco di Sardegna. «È stato un gesto spontaneo, che tra l’altro non capita molto spesso. Anzi di solito alla fine delle partite difficilmente ci rivolgiamo la parola...». Ma la storica vittoria in gara7 della semifinale contro i campioni d’Italia, l’ennesimo confronto tesissimo, meritava un epilogo da libro Cuore.
«Meo è pur sempre mio papà – sorride Brian – e sono molto felice anche per lui, che da allenatore non aveva mai tagliato un traguardo come questo. Anche per lui gli ultimi mesi erano stati un po’ difficili, per quella nostra pessima chiusura di regular season. E poi in finale scudetto mi ha portato lui, in fin dei conti. E poi a bordo campo c’erano anche mia mamma e mio fratello Tommy. Mia sorella ci guardava in tv dalla Finlandia. Insomma, in finale scudetto ci siamo arrivati tutti insieme equesto è molto bella».
“Figlio di allenatore non sbaglia tiri liberi”, ama dire Dan Peterson. Ma quanto pesava la palla sull’ultimo giro in lunetta. «Ci sono andato tranquillo, senza pensare troppo a quanto fosse importante segnarne almeno uno. Forse ero così sereno perché eravamo a +3 – aggiunge Sacchetti junior – ma non ho pensato neppure al fatto che nei playoff di quest’anno avevo già sbagliato qualche tiro libero di troppo. Insomma, sono andati dentro entrambi ed è stato meglio così».
«La cosa più importante – aggiunge il numero 14 biancoblù, che ha toccato quota 155 partite in campionato con la Dinamo – è non fermarsi, neppure per un attimo. Arrivare in finale scudetto è un fatto storico, bellissimo. Ma ora che siamo in ballo vogliamo ballare sino all’ultimo, vogliamo restare concentrati su questo obiettivo che c’è all’orizzonte».
Questi playoff hanno dimostrato che non c’è da fidarsi di nessuno. «Appunto. Reggio Emilia era data per spacciata e invece è resuscitata passando il turno nonostante mille infortuni. Questo significa avere grandi palle – conclude Brian Sacchetti – per questo dobbiamo sapere che per vincere questa serie servirà sempre il massimo».
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