«È stato un disastro, cambiamo oppure non andiamo avanti»
Per coach Sacchetti è stato fallito l’approccio mentale «Ora voglio una squadra diversa con la testa giusta»
INVIATO A REGGIO EMILIA. Un film già visto e mai apprezzato, in nessuna delle edizioni precedenti. Meo Sacchetti è costretto ancora una volta in questa stagione a commentare una prestazione sconcertante da parte della sua squadra.
«È successo quello che si poteva pensare, e che speravo non accadesse – esordisce al termine del match il coach biancoblù –. Atteggiamento di supponenza che in una gara 1 di una finale scudetto non puoi assolutamente permetterti. Una squadra come la nostra che gioca in questo modo, che sotto di 20 punti non reagisce e chiude il tempo senza avere raggointo il bonus e senza avere problemi di falli ha un serio problema: significa che non capito niente. Abbiamo commesso un peccato di presunzione di alto livello».
La Dinamo è partita piuttosto male ma Reggio Emilia ha avuto un buono spunto ed è cresciuta con il passare dei minuti. La squadra di Menetti ha sorpreso i sassaresi? «Diciamo che ci siamo sorpresi da soli – dice con il suo sarcasmo Sacchetti –. Per il resto sì, è stata una partita difficile, ma il nostro atteggiamento è stato decisivo, in negativo».
La Dinamo ha patito moltissimo l’assenza di Lawal sotto le plance, ma ovviamente questo non è stato l’unico problema della serata. «Shane, al di là del lavoro che fa vicino a canestro, è un giocatore che ci trasmette molta carica. Ma non bisogna sempre trovare il perché di una sconfitta sull’assenza di un giocatore. Reggio Emilia per esempio ha giocato più volte senza tre giocatori, quindi non mi pare proprio il caso di attaccarsi a questo».
Il coach biancoblù non è solito caricare di pressione i suoi giocatori, convinto del fatto che a questi livelli gli stimoli sono automatici, o quasi. Cosa ha detto stavolta alla squadra prima di entrare in campo? «Sapete come preparo le partite – dice Sacchetti –. Quest’anno ho fatto due discorsi prima di entra in campo e ho finito in entrambi i casi per trovarmi sotto di 20. Forse imparerò a stare zitto...».
«Non si può giocare a basket senza intensità – aggiunge l’allenatore del Banco di Sardegna –, sempre un passo indietro. Quando hai la convinzione di essere più bravo, devi dimostrarlo in campo. Non penso che quella di stasera sia la stessa squadra che ha giocato una delle 7 contro Milano. Questi sono giocatori particolari, in tutti i sensi. Se rigiochiamo ancora così in gara2 ne prendiamo altri 20 e torniamo a Sassari. Giocare bene o male ci sta, il tiro può entrare oppure no, ma uno ci deve provare con tutte le armi. Loro hanno giocato bene, ma questo non spiega questo tipo di sconfitta. L’atteggiamento è stato disastroso e così non si va proprio avanti».
Cosa c’è da attendersi per la prossima sfida? «Per gara 2 penso di trovare una squadra completamente diversa – conclude Meo –, altrimenti è un vero problema. Dobbiamo entrare in campo con la testa giusta, non dobbiamo fare altro».
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