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Giro di Sardegna: le vittorie di Aru riaccendono il sogno

Primi contatti tra la Leisure and Sport e la Regione: cresce la voglia di riportare il ciclismo nelle strade dell’isola

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SASSARI. Dopo il grande successo riscosso dal rally, la Sardegna potrebbe tornare a sfilare sulla passerella degli eventi internazionali. A strizzare l’occhio all’isola dei giganti questa volta ci sarebbe il mondo del ciclismo, pronto a ridare vita al Giro di Sardegna. Galvanizzato dai recenti successi del giovane Fabio Aru al Giro d’Italia, il movimento ciclistico sardo sotto la guida del presidente dell’associazione sportiva “Leisure and Sport” Stefano Pilato, ha già avviato le trattative con la Regione per riportare in auge un evento che negli ultimi anni ha dovuto fare sistematicamente i conti sia con problemi di budget che con una scarsa attenzione da parte della federazione.

Tramontato il periodo d’oro che a cavallo degli anni 60 e 70 vide i più grandi campioni dell’epoca darsi battaglia tra le pianure e le montagne sarde, il Giro di Sardegna andò incontro ad un periodo di alti e bassi che si concluse con lo svolgimento dell’edizione del 2011. «Rianimati dai recenti successi di Fabio Aru – spiega Stefano Pilato – abbiamo deciso di ridare vita ad un evento fortemente legato alla storia sportiva della Sardegna».

Dai monti del Gennargentu alle pianure del Campidano, dai litorali della Costa Smeralda alle colline del Marghine, le tappe del Giro di Sardegna raccontano un legame molto più intenso di quanto si possa immaginare tra la sua gente e il mondo del ciclismo. «Ricordo con emozione le imprese di Antimo Murgia, un ragazzo tutto pelle e nervi che fece la storia del ciclismo sardo. Non appena terminava il suo estenuante turno nelle miniere di Ingurtosu, saliva in sella alla sua bici per allenarsi».

Se da un lato la macchina organizzativa scalpita per potersi rimettere in moto dall’altra l’entusiasmo degli organizzatori dovrà confrontarsi con le disponibilità economiche delle istituzioni locali. «La Regione sa bene come questo evento, attirando l’attenzione dei media, degli appassionati e di tutti gli addetti ai lavori possa trasformarsi in un autentico catalizzatore per l’economia della nostra terra. Immagino già un Giro gemellato con i Giganti di Monti Prama…». Un’occasione importante, che darebbe visibilità ai tanti talenti che la Sardegna, seguendo le orme di Aru, potrebbe regalare al mondo del ciclismo. «Questa terra è sempre stata madre di grandi atleti che spesso non hanno avuto la possibilità di emergere a livello internazionale. Mi vengono in mente Alberto Loddo e Stefano Usai, due ragazzi i sardi che non hanno raccolto quanto avrebbero meritato. Sarebbe un peccato perderne altri per strada…».

Federico Sanna

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