La notte bianca di un’isola impazzita
Festa in strada come per i mondiali di calcio di Berlino. Brindisi e cori fino all’alba. Ieri il bis per il ritorno della squadra
SASSARI. Poche ore prima della palla a due l’atmosfera di Sassari è surreale. Qualcuno rievoca i momenti del Mondiale del 2006. «Muddu pindaccio» è la risposta inevitabile. C’è chi ha allestito la propria “Club House” radunando sedie, divani, poltrone, amici, animali domestici e nonni sparsi per la casa pur di simulare l’effetto bomboniera, così come c’è chi, armato di trombetta e canotta biancoblù, si dirige spedito tra le vie deserte della città verso uno dei cinque maxi-schermi. Reggio parte a razzo mentre Sacchetti si rende conto solo dopo dieci minuti di essersi dimenticato la squadra negli spogliatoi. Il popolo biancoblù borbotta. Per qualcuno la partita è già andata a farsi benedire e Della Valle diviene inevitabilmente il capro espiatorio della frustrazione.
I più silenziosi sono anche i più ottimisti. Nella partenza orripilante dei giganti sassaresi vedono il prologo di una rimonta inesorabile. Sarà il fischio della sirena dell’ultimo quarto a dar loro ragione. Poi è solo festa. C’è chi si commuove, c’è chi abbraccia il vicino anche se non ha la più pallida idea di chi sia, c’è chi lancia in aria bicchieri di birra e chi li schiva. E anche chi non li schiva.
Ma l’effetto Dinamo ha il potere di strappare una risata dove si potrebbe avere una scusa per attaccar briga. I caroselli non si fanno attendere e in un amen il clima post-apocalittico di qualche ora prima lascia spazio ad una città in festa. Piazzale Segni si trasforma in un’autentica bolgia tappezzata di bianco e di blu. L’euforia è tale che qualcuno coglie l’occasione per fare le prove generali per Carnevale 2016 sfoggiando improbabili parrucche bionde e barboni alla Shane Lawal. C’è chi opta per una maglietta bianca tanto sobria quanto consistente: “Sardinia is my nation”. Col passare delle ore mentre clackson e trombette suonano instancabilmente, la “sassareseria” prende il sopravvento: “Faccia di Trudda” conquista il cuore di tutti diventando in un colpo solo hit dell’estate, inno nazionale e canzone d’amore da dedicare a chiunque passi. C’è anche chi sfila con la maglia biancoverde degli anni di Emanuele Rotondo. Solo la stanchezza e qualche goccio di troppo convincono persino i più audaci a rincasare. Sassari va a dormire con uno scudetto in più sotto il cuscino e la consapevolezza che sognare ancora non costa nulla.
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