La strana saudade di piazzale Segni
Diaspora del tifo tra chi piange da solo e chi non rinuncia al clacson
ROMA. Ai sardi costretti a stare in giro per il mondo mancano il mare, le ziminate con gli amici e poter risolvere tutto con un “ajò. Ma da venerdì sera il sardo e l’accudiddu sanno che c’è una cosa che dà nostalgia perfino più della birretta davanti al mare al tramonto: il maxischermo a Piazzale Segni. I più fortunati hanno visto le due gare in casa e sono tornati in continente pieni di speranza, addirittura conquistando la famiglia alla causa. I più hanno vissuto l’ultimo mese con i lucciconi agli occhi a guardare le greffe da tifo che postavano le foto su Facebook.
E meno male che ci sono i social, perché per quanto mischineddi ci si rincuora a vedere che c’è sempre di peggio. Luca annuncia che saprà della vittoria con ore di ritardo perché è in volo dalla Colombia all’Italia e il suo post nella tarda mattina di sabato “Campioni” è già vecchio. Alberto Mario è da solo in ufficio in Canada e sente la radio, come quando il Cagliari ha vinto lo scudetto, e poi confessa che alla fine ha pianto di gioia.
Sergio dalla riviera romagnola rispolvera una felpa Dinamo Banco di Sardegna di l’annu tre e nonostante i trenta gradi la indossa per tutta la gara, postando una foto sudato ma felice.
Poi ci sono quelli che avrebbero potuto fare greffa anche a Roma, noto covo di sardi espatriati, ma non hanno osato. Dopo gara6 sono state 48 ore d’inferno, tra riti scaramantici e occhiatacce ai colleghi che dicevano “ma ce la fate?”
A tre ore dalla finale arriva la telefonata dell’amico ex giocatore: «Vieni a vederla a casa mia». Sarà pur vero che la Dinamo è la squadra di tutta la Sardegna, ma porterà bene o male accompagnarsi a un ex Esperia? Si resta a casa da soli, perché la nostalgia di Piazzale Segni va vissuta tutta intera come la saudade. A 3 minuti dalla fine si intona sommessamente “Faccia di trudda” a la sola, sperando che faccia lo stesso effetto di quando la si è cantata al Palazzetto.
E quando è finita si piange e si urla cumenti li macchi, anche in barba al vicino, lo juventino che ha esultato mentre il Cagliari perdeva. Anzi, si prende la macchina e si va a suonare il clacson a piazza del Popolo: per i romani è soltanto una cretina in più (mica la guardano la bandiera dei Quattro Mori ) ma basta per sentirsi un po’ a Piazzale Segni.
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