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Lawal, l’uomo verticale che non scorda l’Africa

Il numero 9 è una delle più fulgide realtà dell’intera serie A: ha un grande futuro Rimbalzi, schiacciate e grinta nel suo dna da atleta che abbina muscoli e cuore

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SASSARI. Il leone nigeriano è stata una delle più piacevole scoperte e sorprese della serie A. Indomito e orgoglioso, gigante d'ebano made in Africa, agile e scattante come una gazzella al cospetto dei possenti totem della Lega A e dell'Eurolega.

Sposato, due figli, l'ultima nata lo scorso anno proprio a Sassari, città destinata a restare per sempre impressa nella mente di Olaseni Abdul Jelili “Shane” Lawal.

Passa da Verona in Legadue, Pasquini lo pesca dall'Astana la scorsa estate, lui si rivela pronto, e prezioso: il centro di Abeoukata è colonna del quintetto Dinamo, totem che adora schiacciare, ha una naturale propensione al rimbalzo (21 con doppia doppia annessa in gara7 semifinale con Milano e in gara5 finale con Reggio), e dà il suo contributo alla causa anche in termini di punti: 23 contro Pesaro lo scorso 9 marzo. Combattente nato che si batte il petto o bacia i muscoli del braccio dopo aver segnato, che chiama a raccolta il pubblico del PalaSerradimigni, ruvido quanto basta per diventare brutto cliente d'area per i lunghi avversari. Su Shane sembrano essere puntati gli occhi del top club Barcellona, lui figlio della Nigeria emigrato negli Stati Uniti a soli 8 anni assieme a sua sorella per raggiungere la madre. L'esperienza da giocatore vissuta in Libia all'Al-Ahli Bengazi, in piena rivoluzione da Primavera Araba, lo segna profondamente: costretto a fuggire dallo stato africano riesce a salvarsi, ma non dimentica e fa del suo essere sopravvissuto un punto di forza. Nella vita e fuori.

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