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Allegri a caccia di fantasia: «Oscar e Izco sono il massimo»

Allegri a caccia di fantasia: «Oscar e Izco sono il massimo»

TORINO. «Senza Tevez e Pirlo la Juve dovrà cambiare, sperimentare nuove soluzioni. Vorrei un inventore di gioco mai banale, la variabile impazzita all’interno di un piano tattico equilibrato. Il...

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TORINO. «Senza Tevez e Pirlo la Juve dovrà cambiare, sperimentare nuove soluzioni. Vorrei un inventore di gioco mai banale, la variabile impazzita all’interno di un piano tattico equilibrato. Il narcisismo in modica quantità non è dannoso alla salute. Mi piacciono Isco del Real Madrid e il brasiliano Oscar, tra gli italiani due giovani: Berardi e Bernardeschi». Lo dice il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri.

«Devo ancora trovare quello che mi spiega l’utilità di uno schema - aggiunge Allegri -. Lo sa che durante gli allenamenti spesso non riusciamo a far gol nemmeno nel cosiddetto undici contro zero, giocando cioè contro sagome di plastica? La media di realizzazione oscilla appena tra il trenta e il cinquanta per cento».

Parlando del confronto con Antonio Conte, Allegri dice che «sul piano dell’ambizione credo che nulla mi distingua da Conte. Lui ha vinto tre scudetti di fila, io voglio il quinto consecutivo. Ho accettato la Juventus anche per una rivincita, ho gente a cui far rivedere certi giudizi. Se passassi le notti a studiare partite in tv perderei la lucidità. Mi bastano cinque minuti, al resto ci pensa lo staff, loro sono pagati per essere più bravi di me. Amo molto il mare e sa perchè? Perchè non si riesce a vederne la fine, il mare è l’immagine della libertà perfetta».

Come si gestisce uno spogliatoio di giovani milionari? «Il dialogo è complicato - ammette -. Entri nello stanzone e trovi quasi tutti con le cuffie alle orecchie, la musica ad alto volume. Nessuno parla con nessuno. Servono autorevolezza, rispetto e pazienza».

Allegri ha litigato con molti, spiega perchè: «Carattere, divergenze, ma anche esagerazioni. Seedorf voleva discutere ogni dettaglio, parlare, parlare, parlare, mi cedevano i nervi. Gli dicevo: Clarence, se si comportassero tutti come te mi servirebbero giorni di settecento ore l’uno. Mai avuto contrasti con Pirlo, il trasferimento alla Juve lo ha rivitalizzato anche sul piano psicologico, i cambiamenti spesso rappresentano una catarsi. In quella stagione, la mia terza sulla panchina rossonera, il Milan non aveva più Nesta, Gattuso, Ibra e Thiago Silva. Sarebbe stata dura anche per Andrea. In tv divento antipatico, lo ammetto. Sono a disagio, farei volentieri a meno di tv e moviole. Se ho mai consigliato a un giocatore di smettere? Mai, ma a tutti dico: uscite da vincitori e sarete rimpianti».

La sua avventura alla Juventus è stata eccezionale, ora Allegri ha un obiettivo preciso: Vincere quella Champions League che gli è sfuggita nella finale di Berlino.

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