Il coach fuori dal coro ha avuto ancora ragione
«Avevo ragione io, adesso me la godo». La battuta di Meo Sacchetti subito dopo lo scudetto racchiude tutta la sua filosofia e uno stile unico in panchina. Testardo, coerente, un po’ brontolone,...
«Avevo ragione io, adesso me la godo». La battuta di Meo Sacchetti subito dopo lo scudetto racchiude tutta la sua filosofia e uno stile unico in panchina. Testardo, coerente, un po’ brontolone, diretto e schietto, per la Dinamo è stato l’uomo del destino. Arrivato per caso (doveva allenare Capo d’Orlando se la Dinamo avesse ceduto la Legadue alla società siciliana) ha inanellato un numero impressionante di vittorie sempre accompagnato dal fastidio ronzio della frase “le sue squadre divertono ma non vincono”. A Sassari ha vinto la Legadue, due Coppe Italia, una Supercoppa e lo scudetto in sei stagioni, trofei che altri allenatori non riescono a mettere insieme in una vita. Quest’anno ha saputo battere anche se stesso dimostrando che si può sempre migliorare: quando è arrivato giocava con una squadra corta e partiva sempre dal playmaker, ha fatto il triplete con un gruppo di 13 giocatori e due guardie che pensavano prima di tutto a fare canestro. In più si è trovato a gestire un gruppo un po’ variegato, molto diverso da quello che aveva costruito negli anni precedenti, e anche lui ha avuto momenti di grossa difficoltà. Alla fine ha avuto ragione perché quei giocatori così bizzarri che spesso lo avevano deluso, alla fine hanno vinto tutto. Ma nemmeno lui, con tutta la sua pazienza, rivivrebbe certi momenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
