Impossibile non applaudire questo Banco
Se esiste un Dio del basket deve avere i muscoli di Lawal, la mano di Logan e la serenità di Meo Sacchetti. Se esiste deve avere cucito sulla maglietta lo stemma dei quattro mori (e da venerdì anche...
Se esiste un Dio del basket deve avere i muscoli di Lawal, la mano di Logan e la serenità di Meo Sacchetti. Se esiste deve avere cucito sulla maglietta lo stemma dei quattro mori (e da venerdì anche lo scudetto). La Dinamo ha concluso la sua stagione trionfale nel modo più bello. E per non farsi mancare niente al termine dell’ennesimo match tutto in salita.
Il Dio del basket ha tifato forte e non è stato il solo. Il bianco e il blu hanno colorato l’intera isola: da Sassari (ma era scontato) a Nuoro, da Olbia a Oristano, a Cagliari. I maxi schermi a Marina Piccola e la festa in piazza Yenne sono stati un’altra vittoria del Banco che è stato capace di accorciare la 131. C’era riuscito solo il Cagliari di Giggiriva 45 anni fa, poi le distanze si erano di nuovo fatte abissali.
Le immagini più belle di questi giorni sono i visi della gente: il ragazzino di Sassari che piange di gioia dopo essere riuscito a toccare la coppa e il coetaneo che dal Poetto ha scoperto quanto può essere bella la palla a spicchi e ringrazia con il cartello: «Grande Sassari». Resterà anche l’abbraccio di Brian Sacchetti a Della Valle distrutto dalla delusione e i selfie di Dyson e Sanders davanti al muro dei tifosi in piazza d’Italia, nel salotto della città neo campione d’Italia.
Se c’è un Dio del basket non si sarà pentito della scelta. Perchè, in fondo, è impossibile non applaudire questo Banco pazzo e bellissimo.
Antonio Ledà
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