Nel parterre col coltello, Daspo di 2 anni
I fatti a Sassari in gara6: protagonista lo stesso tifoso reggiano del caso Sosa
SASSARI. Non verrà ricordato come l’uomo che ha fatto “innervosire” Edgar Sosa, ma come il folle che è entrato in campo per colpire un giocatore, causando la scintilla che ha portato la Dinamo a reagire a ribaltare il risultato nella finalissima per lo scudetto.
Ora però Federico Zanni, imprenditore reggiano di 45 anni, per qualche tempo il basket potrà vederlo soltanto alla tv: ieri è arrivato un primo provvedimento nei suoi confronti, relativo però a quanto accaduto in gara6 al PalaSerradimigni.
La Questura di Sassari ha emesso un divieto di 2 anni ad assistere alle manifestazioni sportive e una denuncia a piede libero per i reati di possesso ingiustificato di armi e per aver introdotto un coltello al palasport. Durante l’intervallo della sfida tra Dinamo e Reggiana, l’uomo era stato bloccato a bordo campo mentre affettava un pezzo di formaggio con un coltello. Ne era nata una accesa discussione con gli steward biancoblù, oltre a un altrerco con alcuni tifosi, al termine dei quali il tifoso reggiano era stato accompagnato fuori dall’impianto.
Ora si attendono le disposizioni della questura di Reggio Emilia per l’episodio accaduto in gara7 che ha visto, suo malgrado, protagonista Sosa.
«Sono addolorato per l’episodio – ha spiegato Zanni alla Gazzetta di Reggio –. Chiedo scusa alla Pallacanestro Reggiana e alla città di Reggio. Voglio però specificare che non ho invaso il terreno di gioco, è stato Sosa a venire verso di me ed abbiamo discusso sul fallo che gli era stato fischiato e per placare il suo ardore e consolarlo gli ho messo le mani sul viso. Quest’ultima cosa però non dovevo farla. A Sassari mercoledì ho solo tagliato la solita punta di Parmigiano nel parterre come ho fatto in tutti i playoff, stavolta con un coltello che mi è stato dato da una tifosa sassarese. In tanti possono testimoniarlo. Poi è arrivato un agente che mi ha portato fuori dall’impianto e sequestrato il coltello, ma non ho fatto nulla».
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