Boccolini: lavoro e passione dietro la stagione del triplete
SASSARI. A inizio stagione, durante la preparazione al Geovillage, aveva detto che chi lo aveva colpito di più era Sanders: «Non si rende conto delle sue potenzialità...». A fine stagione, con...
SASSARI. A inizio stagione, durante la preparazione al Geovillage, aveva detto che chi lo aveva colpito di più era Sanders: «Non si rende conto delle sue potenzialità...». A fine stagione, con Supercoppa, Coppa Italia e scudetto cuciti sulla maglietta, Matteo Boccolini conferma: «Sì, Sanders e Dyson. Lo penso ancora dopo averci lavorato. Con noi sono cresciuti tanto ma hanno ancora margini incredibili di miglioramento». Boccolini è più di un preparatore atletico. E’ il collante fra squadra e tecnici, fra campo e palestra, è la linea che unisce alfa e omega psicofisici della estenuante stagione in un progetto produttivo.
Sponsorizza la conferma di Sanders e Dyson?
«No, non spetta a me. Ma mi rendo conto che è difficile, dopo una stagione così avranno richieste super. Però sono soddisfatto della loro crescita, dovuta a tutto lo staff di cui io sono solo un membro insieme a Simone Unali, Ugo D’Alessandro, Andrea Manunta e altri. Un gran lavoro d’equipe».
Alla fine la Dinamo aveva la birra sufficiente per dire la sua, anche nei 4 supplementari disputati nei playoff.
«Quando ne abbiamo perse cinque di fila rimanevo ottimista, capivo le difficoltà e mi sono messo in dubbio ma la programmazione era giusta e non abbiamo cambiato. E’ l’anno in cui siamo andati meglio, sempre nella direzione giusta».
Gli infortuni però non sono mancati.
«Tutti problemi strani, non problemi muscolari se non uno, e per una settimana. Problemi assurdi. Due alle mani, le caviglie di Sanders e Chessa, tutti intoppi articolari dovuti a traumi non preventivabili. Il lavoro grosso è stato recuperare la forma, e il valore aggiunto è che i giocatori si fidavano».
A parte Sosa...
«Nel suo essere estroverso nasconde molte insicurezze, ma basta saperlo prendere. Abbiamo un modo di lavorare particolare, non tutti lo accettano. Acqua, pesi... Stiamo sperimentando e la qualità è eccelsa. Sosa lo ha capito e negli ultimi mesi è stato decisivo. Era al toperché si è fidato».
La scorsa stagione dovevate partire bene per la Supercoppa, e chiudere al top della forma per i playoff.
«L’idea era quella, mi pare siaandata bene».
Per la prossima stagione va messo in conto un gradino in più da salire in Eurolega.
«E’ stato un impatto traumatico ma stimolante. E’ uno sport diverso, conta molto l’aspetto fisico, anche l’arbitraggio è diverso. Abbiamo pagato l’inesperienza ma stavolta mi piacerebbe proprio passare il primo turno. Federico e Meo sanno che giocatori servono, sono bravissimi».
Siete stati bravi a gestire mesi così impegnativi.
«Un aspetto che viene sottovalutato è quello dello stress. Dall’esterno non si può capire il carico mentale e fisico sopportato quest’anno fra voli e alberghi. Gli alti e i bassi sono stati dovuti anche alla stanchezza mentale, e la bravura è stata l’aver saputo trovare stimoli sempre, anche nelle difficoltà. Poi, si cresce anche con le critiche, ma un giocatore non è una macchina e la Dinamo negli ultimi due anni ha fatto più di chiunque altro, in Italia. Per questo certe critiche non le ho capite ».
Ora il riposo, da campione d’Italia.
«Sono a casa a Porto San Giorgio, presto tornerò in Sardegna per i camp, poi tre settimane libere. Non so ancora cosa farò. Devo ancora realizzare questo scudetto, l’adrenalina non è calata. Ne sto prendendo coscienza ora. Appena suonata la sirena finale di gara7 mi sono isolato e in un minuto ho rivissuto tutti i 4 anni passati in Sardegna, ero una scommessa che ho vinto io e ha vinto la società, che ringrazio. Ora mi sento realizzato, felice».
Da cosa ripartirete?
«Su tutto rimane l’idea vincente del gruppo, la voglia di non mollare mai. Siamo dei privilegiati, facciamo il lavoro che ci piace ma dietro c'è tanto lavoro, di altissimo livello, di tantissime ore. Continuiamo così, su un percorso che non è caduto dal cielo, con pazienza, ricordando che siamo Sassari. Con sempre più orgoglio, però». (mac)
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