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Massimo Chessa: «Ciao Sassari, porto a Trapani orgoglio e trofei»

Giovanni Dessole
Massimo Chessa
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Massimo Chessa

Dalla Dinamo alla squadra siciliana del coach Ducarello (anche lui ex) nella A2 di basket: la scelta del giocatore che ha vinto lo scudetto nella sua città

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SASSARI. Massimino passeggia per piazza Tola con addosso la canotta verde dei Boston Celtics. La gente lo riconosce, gli sorride, gli tende la mano per un cinque alto, gli offre una birra, lo saluta e ci chiacchiera: perché Massimo Chessa è di Sassari, ha tanti amici ed è il primo sardo e sassarese ad aver vinto il triplete del basket italiano. Di più: è il primo giocatore nato a Sassari che, in maglia Dinamo, ha sollevato al cielo i primi storici quattro trofei – si parla di Lega A - che impreziosiscono la bacheca biancoblù: due Coppe Italia, la Supercoppa italiana e lo scudetto.

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«Vincere è bello per chiunque e ovunque. Ma per me che sono nato a Sassari, che qui ho iniziato a giocare a basket e che mi sono affermato in maglia Dinamo, essere stato protagonista di queste ultime due stagioni, le più vincenti della storia del club, è un orgoglio indescrivibile: ho vinto per la mia gente, davanti alla mia gente, e sono felice – dice con il sorriso sul volto –. Abbiamo fatto qualcosa di speciale, di grande, di straordinario. Lo abbiamo fatto tutti, al di là di ruoli e minutaggi. Siamo stati più forti della pressione e delle difficoltà, degli avversari e di una montagna tanto ripida che spesso abbiamo rischiato di scivolare giù e perdere tutto. Ma non lo abbiamo fatto, ci siamo rialzati e siamo arrivati sino in vetta».

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La maglia numero 10 è stata uno dei pezzi più pregiati dell'asta di fine stagione. Il numero 10, quello dei fantasisti, di una point guard che sa ringhiare, correre e attaccare, che sa sacrificarsi e fare gruppo ma, come ogni giocatore, ha voglia di giocare: «A 17 anni ho firmato il mio primo contratto con la Dinamo. Venivo dal Basket 90 e avevo realizzato il sogno di ogni ragazzo. Nel 2009, dopo cinque anni al Banco, Biella mi ha dato la possibilità di vivere la mia prima serie A – spiega il classe 1988 -. Proprio in Lega A ho ritrovato Sassari da avversario, i vecchi compagni, gli amici. Poi Verona e Torino. Sono tornato giusto in tempo per scrivere un pezzo di storia della Dinamo, della mia città, della Sardegna e dell'Italia del basket. Non male, direi».

Da ieri però Massimo Chessa non è più un giocatore della Dinamo.Trapani: dalla Sardegna alla Sicilia, dalla Lega A alla A2, da Meo Sacchetti a Ugo Ducarello, per cinque stagioni – fra Sicilia a Capo d'Orlando e Sardegna – assistente del tecnico di Altamura. Chessa arriva a Trapani con lo scudetto cucito sul petto e sotto la pelle, fortemente voluto dalla società e pronto ad una nuova sfida cestistica.

«Ricomincio da Trapani, mi dispiace lasciare la Dinamo ma ho 27 anni e voglio giocarmi la possibilità di avere spazio in campo e giocare ancora da protagonista. L'entusiasmo non mi manca, e non mi manca nemmeno la voglia di allenarmi – chiude Massimino -. Sono felice per la fiducia che mi è stata data da coach Ugo Ducarello e dalla società. Sassari è dentro di me, è casa e lo sarà per sempre. Qui ho vinto lo scudetto, ma sono un giocatore di Trapani ora e da lì riparto, ancora una volta».

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