Dinamo, due volte il giro del mondo: uno scudetto preso al volo
Nel 2014/15 i giocatori biancoblù hannopercorso 80.732 km, la circonferenza della Terra è di 40.075 km
SASSARI. Guardando il mondo da un oblò non c’è tempo per annoiarsi. Su e giù, su e giù non per il parquet ma dalle scalette degli aerei, dai lift degli ascensori e dai letti degli alberghi, la Dinamo nella stagione 2014-2015 fra precampionato, Supercoppa, Coppa Italia, stagione regolare e playoff della serie A, più partecipazione all’Euroleague e alla seconda fase dell’Eurocup, ha fatto per due volte il giro del mondo. Dall’Africa (Gran Canaria) alla Siberia (Kazan), e aggiungiamoci l’amichevole a Torino, per non parlare delle ripetute visite a Cagliari e nel resto dell’isola, dove la Dinamo è sempre stata presente.
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Sono 80.732 i chilometri macinati fra aerei e pullman (e c’è anche la nave per Brindisi in accordo con lo sponsor Tirrenia, la scorsa estate) dal settembre 2014 al 26 giugno 2015, giorno dello scudetto. Dal torneo precampionato a Wroclaw in Polonia sino all’ultima trasferta, quella che ha dato lo scudetto in gara7 a Reggio Emilia, la Dinamo Banco di Sardegna ha portato il nome di Sassari e della Sardegna per due volte intorno al globo, che nella massima circonferenza misura 40.075 chilometri.
Poi vai a chiederti il perché dei periodi di calo, e subito dopo ti tendi conto che questa squadra, quella squadra, era realmente formata da uomini speciali. Gente di ferro.
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Sono stati 156 gli aerei presi dalla Dinamo nella stagione. Neanche nella Nba, dove una squadra nella stagione regolare gioca 82 gare ma dove i top team hanno l’aereo privato, e le trasferte sono organizzate in modo da giocare più di un match nella stessa zona. 156 voli normali dunque per i Giganti sassaresi, spesso costretti a restringersi con i loro due metri e passa in sedili standard, per ore e ore e ore di viaggio.
Quella di Kazan (4105 km) la trasferta più lunga, quella a Roma (411 km) la più breve, quella in Turchia a Bandirma la più disagiata fra neve a Istanbul, pullman in piena notte e traghetto per la sede della gara.
Su e giù, tutto l’anno. «Siamo un'isola – commenta Federico Pasquini, general manager della Dinamo –, e c’è un prezzo da pagare ma alla fine scopri che l’insularità può diventare perfino un vantaggio, perché in campo non fai più differenza fra casa e fuori. E’ vero che quando viaggi perdi un giorno di allenamento per il rientro, ma quando devono giocare da noi succede anche alle nostre avversarie, con la differenza che noi ci abbiamo fatto il callo. Ma ciò che fa realmente la differenza è riuscire a far sì che i giocatori si abituino da subito al tran tran. Abbiamo piazzato in precampionato le trasferte in Polonia a Wroclaw e a Brindisi proprio come antipasto, e questo ci ha consentito di prendere le misure per il resto della stagione».
«L’insularità non è un problema – aggiunge il team manager Luigi Peruzzu –. Spesso anzi i giocatori che meno ti aspetti sono invece quelli più mentalizzati. Nella Nba vivono in aereo, Certo, la differenza c’è. Prendiamo l’esempio di Roma: il nostro Maffezzoli, che ha allenato lì, mi ha detto che in un’intera stagione hanno preso l’aereo solo per Sassari, giocoforza. Il resto, comodo pullman o Freccia Rossa».
Con l’abitudine e con l’esperienza si va lontano, e ad agevolare il sistema Dinamo Wordl Tour c’è il principio della reciprocità con le avversarie, in particolare in Europa ma da un po’ di tempo anche in campionato. Ancora Federico Pasquini: «Ai voli provvediamo noi, ma una volta atterrati si fa scambio con la squadra che ti ospita, pronti a ricambiare. In particolare in Eurolega mettono a disposizione pullman giganti, confort massimo, wifi, aria condizionata, schermi per allenamenti video. Noi segnaliamo loro l’hotel più adatto a Sassari, loro fanno lo stesso. Noi mettiamo a disposizione il nostro pullman e loro ricambiano. Alberghi a quattro stelle, sempre una ventina di stanze con letti per gente di due metri. Qualche problema c’è stato a livello di Eurocup, è vero, ma siamo sopravvissuti. E lo stesso principio ormai vale anche nella serie A».
Solo Gran Canaria, forse, in Europa vola quanto o più della Dinamo. «Ma loro hanno il charter, che noi abbiamo potuto utilizzare solo una volta, in Germania», spiega Peruzzu.
I problemi non mancano, però, e se è vero che avere uno sponsor come Meridiana a livello nazionale ne risolve molti come prenotazioni e sedili più comodi riservati, con le altre compagnie i Giganti scalano al rango di passeggeri normali «e allora ecco che vedi un Sanders occupare di gambe e di spalle anche i sedili dei passeggeri al suo fianco, la vecchietta o il ciccione di turno» racconta il gm dei biancoblù Pasquini.
Alla base di tutto, naturalmente, c’è una grande organizzazione. Il primo passo per cercare di ottimizzare un impegno così gravoso è quello di abbinare le trasferte italiane a quelle europee così, dopo aver sottoposto le esigenze all’Eurolega e alla Fip, non appena resi noti i calendari si comincia a ragionare e a incastrare. Il lavoro parte da Barbara Satta, poi Pasquini e Peruzzu subentrano coordinandosi con le società che di volta in volta riceveranno la Dinamo. «Uno dei nostri vantaggi – spiega Luigi Peruzzu – è quello di avere due aeroporti vicini, fra Alghero e Olbia. Tutto sommato rispetto ad altre realtà ce la caviamo».
«Quello che spaventa sono le distanze – spiega ancora Paquini –, e andare a Novgorod e Kazan nel giro di due settimane. Un massacro. O arrivare alle 3 di notte Bandirma in Turchia, dove finisce il mondo. Gli aneddoti sono infiniti, quando giri l’Europa e stai insieme per tanti mesi. Vuol dire vivere insieme, fare gruppo, raccontarsi, condividere le incazzature e le risate, come a Istanbul dove dopo 18 ore di viaggio e mille problemi nelle camere la ragazza alla reception parlava solo turco e l’addetto indispensabile per i servizi in camera un improbabile inglese, o come quando in Russia al maitre mancava una persona e non voleva aggiungere un pasto. Rigidissimi, i Russi, fintantoché è saltato fuori che a mancare all’appello era il presidente. Il giorno dopo per rimediare volevano farci da mangiare per cinquanta persone...». E tempo per fare turismo, zero o quasi: «In Russia siamo riusciti a vedere un pezzo di Piazza Rossa – confessa Peruzzu –,altre volte un minimo di toccata e fuga in Francia, in Germania o a Madrid, ma parlare di turismo è esagerato. Siamo aereo albergo campo albergo aereo, soprattutto». Guardando il mondo, e lo scudetto, da un oblò.
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