Basket, Datome inaugura a Olbia la mostra sulla sua carriera
“La terra di Gigi” all'aeroporto Costa Smeralda fino al 15 settembre. Il capitano azzurro parla di Boston, Dinamo, nazionale e della nuova esperienza turca
OLBIA. I sogni son desideri. Che si possono realizzare. Gigi Datome ne è la prova. Da bambino, certo, non poteva pensare che un giorno sarebbe stata inaugurata una mostra dedicata a lui. Ieri è successo, all’aeroporto Costa Smeralda di Olbia. Una mostra dal titolo emblematico: «La terra di Gigi», a significare il legame stretto, indissolubile fra il fuoriclasse e Olbia e la Sardegna.
Nove pannelli, 18 facce della medaglia Datome, in cui scorrono le tappe non solo di una carriera sfolgorante, ma anche dei suoi 27 anni di vita: la scuola, gli amici, i genitori, Olbia, la sue determinazione a imparare a suonare la chitarra, e la passione per i social.
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Ma il basket, prima di tutto: gli esordi con la Santa Croce, il primo scudettino con la sua squadra e poi a salire, sempre più su: Siena, Scafati, Roma, la nazionale azzurra e poi l’America, l’Nba, e ora la Turchia, al Fenerbahce. Per ogni tappa, un nuovo sogno che si realizzava. Gigi ieri ha raccontato tutto questo e altro, rivolgendo un pensiero entusiasta anche alla Dinamo e al suo scudetto.
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Il capitano della nazionale ha parlato in un angolo dell’aeroporto, su un palco organizzato al Kara Kiosk dalla Geasar, la società che gestisce l’aeroporto e che ha regalato a questo figlio speciale di Olbia uno spazio nel terminal, al fianco dell’area arrivi, che sarà in funzione sino al 15 settembre.
Datome, Jesus per gli americani, Gigione per gli olbiesi, ha spiegato una a una le tappe. Ripercorrendole con grande semplicità ma anche con un filo d’ironia, dimostrando che sarà pure un grande campione ma ha i piedi ben piantati sulla terra. Come quando parla della sua nascita.
«Sì, mia mamma mi ha partorito a Montebelluna, perché voleva avere vicini i suoi famigliari, ma io sono Made in Sardinia, sia chiaro». Oppure quando racconta delle sua ultima esperienza americana. «La maglia di Boston è bellissima, io ci andrei anche al mare. Ma non voglio fare il mitomane, e la tengo a casa».
Già Boston, l’America. due spezzoni del film della vita di Gigi che resteranno sempre nel suo cuore. «Dal momento della firma con Detroit, ai playoff con Boston. Due anni fantastici. Con tante impressioni in testa, come l’urlo della folla di Boston che mi aveva adottato ed esultava a ogni mio canestro. O i playoff , la sfida contro Lebron James che ci ha spazzato via, ma intanto ho giocato contro di lui».
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Modestia e ironia, che lo hanno portato così in alto, sino a diventare il capitano e il leader della nazionale che da domenica inizierà la preparazione per gli Europei. «Sono felice di andare a Istanbul in una piazza importante, dove si punta al titolo nazionale e all’Eurolega. Ma la nazionale è il massimo. Vincere con la maglia azzurra sarebbe straordinario, perché dietro di noi ci sono 60 milioni di italiani».
La squadra azzurra è forte, potrebbe davvero fare qualcosa di importante. Ma ecco, Datome, tiene sempre i piedi per terra. «Si è forti solo quando lo si dimostra. Noi sulla carta abbiamo una squadra eccezionale, con tanta gente che gioca nell’Nba, tanta gente protagonista nel campionato italiano. Ma non basta».
A proposito di vincere sul campo, quest’anno è successo qualcosa di incredibile: la Dinamo ha vinto lo scudetto del basket. E lui, questa cosa impensabile sino a qualche anno fa, l’ha vissuta con grande trasporto. «E’ stato eccezionale. La Dinamo ha vinto lo scudetto e non solo, ha coinvolto tantissima gente, ha entusiasmato anche chi non seguiva il basket. Io ho visto gara 6 al palazzetto e ricordo ancora con emozione la standing ovation del pubblico di Sassari, sono cose che ti restano dentro, nel cuore. Ecco io sono contento per Sassari e la Sardegna,ma anche per il movimento cestistico italiano, che ha guadagnato nuovi proseliti da questa fantastica impresa. Un bis? Chissà, perché no? So che la dirigenza sa lavorare bene sul mercato, e dunque costruiranno un’altra grande squadra anche per la prossima stagione».
Sulla possibilità che lui un giorno vada a giocare alla Dinamo risponde con franchezza. «In questo momento dire sì non sarebbe giusto. Io ho sempre scelto di andare dove pensavo di poter migliorare, avere nuovi stimoli, vincere. Di sicuro se queste cose per me e la Dinamo dovessero combaciare, potrebbe succedere davvero. E sarebbe fantastico». E se i sogni son desideri... si possono realizzare.
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