La Nuova Sardegna

Sport

Emigranti con la valigia azzurra

di Mario Carta
Emigranti con la valigia azzurra

I talenti dello sport sardo per crescere devono lasciare l’isola. Puggioni: «Qui ci si fossilizza»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. I nuovi giovani emigrati sardi hanno la valigia azzurra, e per spago un nastro tricolore. Varcano il Tirreno perché la loro terra sportiva è piccola, è stretta e loro vogliono crescere. L’unica strada per arrivare è partire.

Alessia Orro nel volley, Marco Spissu nel basket ma anche il quartese Nicola Bartolini nella ginnastica, da anni al centro federale di Milano, come frequenta quello di Piediluco il canottiere oristanese Stefano Oppo. Guardano alle Olimpiadi, a un futuro sportivo oltre l’orizzonte dei quattro mori anche i talenti cagliaritani del windsurf Marta Maggetti e Carlo Ciabatti, gli sprinter Filippo Giacomo Tortu e il saltatore in alto Eugenio Meloni, bronzo ai recenti europei Under 20: da due anni è a Modena, per studio ma anche per affidarsi a uno dei migliori tecnici della specialità. E i risultati si vedono. Sono delle promesse, e sono loro i primi a volerle mantenere.

Non è facile. Nell’isola i talenti non mancano, ma troppo spesso si perdono per strada. Per le strette strade sarde. Uno che talento lo è stato, e poi è cresciuto fino a centrare il bronzo mondiale nella 4x100 e un posto ai Giochi di Atlanta è il velocista sassarese Gianni Puggioni, ancora atleta ma soprattutto educatore. «I talenti non mancano, il problema è garantirgli una crescita al livello delle loro possibilità – spiega Puggioni – e il primo problema è il confronto. Filippo Tortu si dice sardo ma ha la fortuna di allenarsi in Lombardia, gareggia con coetanei di tutta Italia mentre qui ci si fossilizza, i nomi sono sempre gli stessi. Qui non è possibile confrontarsi, con la mia società ci ho provato ma i costi sono proibitivi. Bisogna partire».

E qui nasce il secondo problema, quello legato a tecnici che molto spesso non si accontentano di aver scoperto il talento, e mal volentieri sono disposti a cederlo a chi ha più esperienza e più possibilità. In troppi non sono capaci di accettare che ci sia qualcuno più bravo di te. «Dipende dalle società e dai tecnici – prosegue Gianni Puggioni –. I valori nell’atletica vengono fissati dai centimetri e dal cronometro mentre negli sport di squadra conta il giudizio individuale di chi ti valuta ma i talenti non mancano, bisogna avere il coraggio di spingerli fuori dal nido. Qualcuno comincia a capirlo ma ancora non basta».

Eppure c’è chi parte, e c’è chi riesce. «E poi – dice ancora Puggioni – ci si rende conto che in Sardegna soffriamo di un lieve complesso di inferiorità, che quando sei lì svanisce. Ti rendi conto che gli altri hanno le tue stesse qualità, anzi tu forse hai qualcosa in più perché c’è la sardità. E poi, per riuscire e per arrivare è fondamentale il divertimento. Negli sport di squadra si può trovare, nell’atletica viene sostituito dalle soddisfazioni. Ma soprattutto, bisogna prendere armi, bagagli e scarpette, e partire.

«A 17 anni – conclude Gianni Puggioni, due ori ai Giochi del Mediterraneo –, ho vinto il titolo italiano nelle prove multiple. Se non avessi lasciato la Sardegna, avrei smesso».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative