«Segnerò un sacco di gol, è matematico»
Il nuovo bomber del Cagliari Melchiorri ha la passione per i numeri: «Volevo la A e sono qui per conquistarla sul campo»
INVIATO AD ARITZO. Il calore dei tifosi lo ha stregato. Federico Melchiorri è un ragazzo sensibile. Non può essere diversamente per chi come l’attaccante del Cagliari ha rischiato di non giocare più dopo un delicato intervento chirurgico alla testa. Ha avuto la forza di rialzarsi e risalire sul treno (solitamente non passa due volte) che lo ha portato tra i professionisti quando ormai non ci sperava più. «Devo ringraziare il mio amico Marco Valentini, di Macerata come me, che in quel periodo era a Padova ed ha creduto nelle mie qualità».
Come è stato l’impatto con la nuova realtà?
«Positivo in tutti i sensi. Il Cagliari è un gruppo formato da bravi ragazzi. Ci sono valori tecnici importanti. Non ho dubbi, faremo grandi cose».
Due gol all’esordio, un bel biglietto da visita.
«Una doppietta fa sempre piacere anche in un piccolo test. C’è un buon feeling tra i reparti, l’inizio non è male».
Prima uscita davanti a quasi duemila tifosi.
«Sono rimasto impressionato nel vedere tutta quella gente. Una cosa fantastica. Giocare qui ti dà la sensazione di rappresentare la nazionale».
Lei voleva la serie A, da cosa è stato convinto ad accettare la proposta del Cagliari?
«Giocare in A è il sogno di ogni calciatore. Ho detto quelle cose quando il Cagliari non si era fatto avanti. Ho fatto due conti ed ho capito che l’élite del pallone possono conquistarla sul campo. Ho un contratto di tre anni, sono in una società ambiziosa. Non potevo chiedere di più».
E’ vero che sul calcio professionistico ci aveva messo una pietra sopra?
«Avevo abbandonato questa strada e pensato ad un futuro diverso. Mi sono iscritto all’università nella facoltà di economia e commercio ma ho sempre avuto una passione per la matematica. Non mi sono laureato anche se potrebbe succedere più avanti. Ho 28 anni, per ora preferisco giocare a pallone e ho avuto tanta fortuna a tornare nel giro».
Solo fortuna?
«Ci ho messo del mio, non c’è dubbio, però se non avessi incontrato le persone giuste ora sarei uno dei tanti dilettanti. Giocare in Eccellenza e serie D mi ha arricchito. Non finirò mai di ringraziare il Tolentino che dopo l’operazione mi ha rimesso in campo».
Qual è il ruolo preferito?
«Punto molto sulla velocità, sfrutto il fisico e non sono certo un giocatore statico. Mi piace molto partecipare all’azione, non solo finalizzarla».
Conosceva già qualche giocatore del Cagliari?
«Solo Benedetti, mentre con Del Fabro la scorsa stagione ci siamo incrociati solo per qualche giorno. Ho trovato un gruppo di ragazzi simpatici. Non c’è presunzione e questo nel calcio non succede sempre. Anzi direi che è quasi una rarità. Stiamo lavorando molto bene e tra di noi col tempo sono sicuro nasceranno delle vere amicizie. Questo è uno degli aspetti che danno forza alla scelta che ho fatto».
Tutti danno il Cagliari favorito. E’ un carico di responsabilità in più?
«Speriamo abbiano ragione. Che siamo una squadra attrezzata è fuori discussione ma dovremo dimostrarlo sul campo. La serie B è un campionato difficile e se non capisci che in tutte le partite devi dare l’anima, di strada ne fai poca. Non c’è niente di scontato e il fatto di chiamarsi Cagliari farà moltiplicare le energie ai nostri avversari. Noi abbiamo cominciato a percorrere la strada giusta, andiamo avanti così».
Torniamo a parlare dei tifosi. Da che cosa è stato colpito maggiormente?
«Ti aspetti persone deluse dopo la retrocessione. Invece qui c’è un entusiasmo pazzesco. Si vede che i sardi amano la loro squadra. Nostro dovere sarà regalare le soddisfazioni che meritano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
