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«La nuova Dinamo saprà farsi onore anche in Eurolega»

di Mario Carta
«La nuova Dinamo saprà farsi onore anche in Eurolega»

Il general manager Pasquini illustra le strategie di mercato «Mancano ancora tre lunghi, uno dei quali sarà un italiano»

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SASSARI. Chi tardi comincia è ben oltre metà dell’opera. La Dinamo campione d’Italia si ricostruisce in vista della stagione nella quale oltre allo scudetto dovrà difendere Supercoppa italiana e Coppa Italia del basket, e lo fa pensando all’Eurolega

L’anno scorso di questi tempi la squadra era fatta. Quest’anno di questi caldi lo è quasi, considerando che il ritardo è dovuto al fatto che il campionato – per fortuna e per fortuna nel migliore dei modi – si è concluso nel suo punto più lontano, soltanto il 26 giugno. Una situazione ben differente rispetto alle scorse stagioni, nelle quali i tifosi biancoblù orgogliosi per un quarto di finale ben combattuto già ai primi di luglio discettavano di minutaggi e altre piacevoli minutaglie di precampionato cestistico.

Il Banco si sta rifondando, basandosi sulle regole della società e sulla filosofia cestistica di Meo Sacchetti. Sono questi i punti sui quali non si transige, in casa biancoblù. Ed è un altro il punto fermo, sul quale viene costruita la nuova Dinamo. Crescere in Eurolega, competizione che la Dinamo affronta per la seconda stagione di fila e nella quale vorrebbe fare un salto di qualità rispetto allo scorso anno, quando vinse una sola partita. Di questo, e di altro, parla il generale manager della Dinamo, Federico Pasquini.

A che punto siamo?

«Al punto giusto. La squadra che sta nascendo è quella che deve essere quando quando chiudi il campionato il 26 giugno. Arrivi in questo periodo non ancora al completo ma a buon punto ed è normale. Anche in altre realtà è così».

Come vi siete mossi sul mercato, da campioni d’Italia?

«Come sempre. Cercando di fare il meglio e tenendo presente l’Eurolega, confrontandoci con le potenzialità e la forza economica dei top club europei. Vogliamo crescere nel nostro progetto, facendo un salto di qualità. Se l’anno scorso avevamo puntato su giocatori in grado di fare un ultimo step di livello europeo, stavolta abbiamo cercato di puntare su giocatori più pronti per l’Eurolega rispetto a quelli a disposizione la scorsa stagione, ma anche più pronti per il campionato».

E’ un altro campionato, quello estivo che si gioca a livello di trattative e procuratori.

«Cerchi un giocatore che ha già avuto esperienza a livello europeo e in automatico viene bloccato dai top cub. Puoi trattarlo solo quando lo sbloccano loro, perché non hai la forza economica per proporti in prima fila. Non possiamo stare al passo di Cska e Fenerbahce che possono permettersi di tenere dieci player sulla corda e poi scegliere. Noi dobbiamo aspettare il momento giusto».

E a quel punto...

»E a quel punto nella realtà Dinamo a pesare sono le motivazioni., il programma, la serietà di una società che in Italia ha vinto tutto e fa l’Eurolega, nella quale giocare vuol dire anche divertirsi a giocare e non solo mestiere. Si entra in un sistema come quello di Meo e possiamo far pesare la credibilità conquistata in questi anni. Chi è passato per Sassari spesso ha fatto un grande salto professionale. L’ultimo è Shane Lawal. I giocatori lo sanno».

La Dinamo è spendibile.

«Con il triplete e la credibilità conquistata nel tempo direi proprio che fa gola».

La sua trasferta alla Summer League di Las Vegas?

«C’erano tutti gli agenti del mondo e i primi due giorni sono stati colloqui ininterrotti, da mattina a notte fonda, chi per 5 minuti e chi per un’ora. Confronto e contatti, poi l’analisi dei giocatori seguiti durante l'anno, tolte le prime scelte Nba che fanno un altro sport».

Qual è la regola seguita dalla Dinamo, anche per i nuovi arrivi?

«E’ fondamentale che chi arriva sia più che adatto al gioco di Meo e che si incastri con la squadra che si sta costruendop. C’è Haynes, c’è Varnado, un play realizzatore, un tre fisico e un 5 atleta, un po' come il trio Dyson Sanders Lawal. Poi, le scelte sono una cosa ma con i giocatori è un po’ come con le angurie, finché non li apri non sai come sono. Alcuni avevano pessime referenze e si sono rivelati soldatini, altri annunciati come soldatini, invece... Quello che fa la differenza è il contesto. La società, la città, i compagni».

Cosa manca, ancora?

«Un 4 e un cambio del 4 o del 4/5. Più il lungo italiano».

I nomi? I tempi?

«Non c'è fretta, siamo attivi su tutte le piste. Si può chiudere in un minuto o in 10 giorni ma nessuna fretta, siamo tranquilli. La cosa che ti frega è l’ansia e noi siamo convinti delle nostre scelte, come lo siamo stati lo scorso anno. Abbiamo ottenuto chi volevamo e quest’anno vogliamo salire un altro scalino. Ripetersi a livello di risultati è impensabile ma tentare di prendere giocatori di livello europeo si può, e ci proviamo. Ma serve un po’ di pazienza».

Gani Lawal a Milano, nessun rammarico?

No, gli abbiamo presentato la nostra idea e se un giocatore non è completamente convinto è giusto che vada da un'altra parte. Avevamo dodici eroi l’anno scorso, sospinti da un aspetto motivazionale pazzesco, da un grande senso di senso di appartenenza che ha pesato più di tecnica e talento».

Il suo messaggio ai tifosi?

«Continuino ad avere entusiasmo e fiducia, partendo dal presupposto che la cosa più importante è che quanto fatto la scorsa stagione lo mettiamo nell’armadietto e quando saremo depressi guarderemo i trofei. Questo non vuol dire non essere ambiziosi, ma goderci quello che arriva senza farci influenzare»:

.Aveva detto lo stesso due stagioni fa, dopo la prima coppa Italia.

«E’ vero, e continuo a dirlo...».

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