Confermato il Daspo a un ultrà: contestò la sconfitta col Banco
ROMA. Interrompere l’allenamento della propria squadra, un quintetto di basket di serie A, è una azione minacciosa, violenta. Per questo il Daspo inflitto dal questore, il divieto di accesso ai campi...
ROMA. Interrompere l’allenamento della propria squadra, un quintetto di basket di serie A, è una azione minacciosa, violenta. Per questo il Daspo inflitto dal questore, il divieto di accesso ai campi da gioco e per due anni, è ritenuto motivato e corretto. Con una decisione in controtendenza, rispetto al Tar Lombardia e una altra corte di supremi giudici, la III sezione penale della Cassazione si è pronunciata su un caso milanese e ha ribaltato i verdetti precedenti, dando torto a un ultrà e ragione alla polizia.
L’11 febbraio 2014, ricordano e ricostruiscono alla Digos di Milano, decine di tifosi dell’Armani Jeans fecero irruzione nella palestra in cui era in corso l’allenamento della squadra e lo interruppero. La ragione? Protestare per la sconfitta che decretò l’eliminazione dalla Coppa Italia e accusare gli atleti di non impegnarsi abbastanza. La squadra milanese pochi giorni prima erta stata eliminata al primo turno dalla Dinamo, che rimontò 15 punti di scarto e andò poi a vincere oltre alla partita anche il trofeo in finale sulla Montepaschi Siena. Gli investigatori qualche giorno dopo identificarono 42 contestatori e il questore emise altrettanti Daspo.
Quaranta diffidati fecero ricorso al Tar. Altri due, quelli che in più avevano l’obbligo di andare a firmare in commissariato, negli orari dei match, impugnarono il provvedimento in Cassazione. Per 41 supporter è stato annullato . Per il 42esimo, no. La sentenza dura degli ermellini è stata pubblicata una decina di giorni fa. Stigmatizza il comportamento «violento e minaccioso» del ricorrente, pur in assenza di alterchi e colluttazioni, e conferma il Daspo per il palazzetto in cui l’Olimpia gioca, diverso dal luogo di allenamento. «Nonostante la peculiarità della fattispecie (la condotta era rivolta contro giocatori della propria squadra, accusati di scarso impegno nelle gare), non c’è dubbio - si legge - che la condotta medesima fosse collegabile a manifestazioni sportive (per tali dovendosi intendere non solo le gare, ma anche la preparazione ad esse)».
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