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Pisacane: «Felice di essere a Cagliari»

Il difensore si presenta e guarda avanti: «Questa squadra merita la serie A»

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CAGLIARI. Ha saputo dire di no ai soldi e all’imbroglio. Come Farina, è stato capace di essere una persona onesta. Fabio Pisacane ha alle spalla tanta gavetta. E un episodio che l’ha portato alla ribalta: «Arrivo dai campi in terra battuta, quando ho rifiutato la combine ho semplicemente difeso la mia passione. Avevo intorno gente onesta che mi ha confortato, ma non mi sento un eroe e credo che tanti miei colleghi avrebbero fatto lo stesso». Il difensore approda al Cagliari dall’Avellino. In avvio è stato “ostaggio” della dirigenza irpina. Poi, tutto si è appianato. «Da un paio di mesi avevo comunicato all'Avellino che a fine stagione sarei andato via. Ho colto al volo l'occasione per venire a Cagliari. Il mio ruolo? Nasco centrale ma posso fare anche il terzino. Balzano è un concorrente di qualità, ho molto rispetto per lui».

Dai singoli al collettivo. Pisacane taglia corto: «Questa squadra ha il suo valore aggiunto nel gruppo, abbiamo messo le basi giuste e poi il campo deciderà chi gioca. Mi ha colpito la disponibilità di quanti giocavano in A fino all'anno scorso: utile per avere l'atteggiamento giusto. Rastelli? Ha voluto che venissi. Ringrazio il club». Diretto, senza tanti fronzoli. Il difensore non ha dubbi: «A 29 anni posso dare consigli a un ragazzino, ma oggi non è facile trovare giovani aperti al dialogo. Con noi ce ne sono tanti che ascoltano, è una fortuna. Personalmente, ho sempre applicato quello che chiede Rastelli, interpretando il suo spirito. Non possiamo definirci amici, non esiste amicizia fra allenatore e giocatore. Poi certamente il dialogo c'è, con me e con gli altri».

Il rossoblù e il Sant’Elia, icone di una categoria da riconquistare. Il difensore passa all’attacco: «Ho quasi sempre visto il Cagliari in A, ricordo campioni come Zola e Mboma: per me essere qua è motivo di grande orgoglio. Cercherò di meritarmi questa maglia sputando sangue per i colori rossoblù». L’animo del combattente. Carico e motivato: «Il mister basa tutto sul rispetto, ti dà tanto e pretende tanto. Lavora 365 giorni all'anno sul campo. Le prime uscite hanno dimostrato che abbiamo un'identità precisa. Voglio onorare questa maglia».  (m.fr.)

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