Pugno duro della Procura sulla Torres?
Dopo aver “graziato” il Catania l’accusa chiede di punire pesantemente Savona e Teramo, oggi tocca al club sassarese
di Antonio Ledà
SASSARI
Dottor Jekyll e mister Hyde. Dopo aver, di fatto, “patteggiato” la pena col Catania (colpevole di aver comprato la salvezza in serie B ma da punire con la retrocessione in Lega Pro invece che in serie D), la procura sportiva ha cambiato registro e si è presentata alla seconda udienza del processo per il calcio scommesse indossando la maschera del giustiziere duro e puro. Ne hanno fatto le spese il Savona e il Teramo, ma rischia di passarci anche la Torres che salirà sul banco degli imputati questa mattina. La società sassarese deve rispondere, per responsabilità diretta, in merito a una partita di Coppa Italia persa lo scorso anno a Pisa. Una storia da ridere se non fosse che sulla quella gara si sono concentrate le scommesse di un gruppo di giocatori esteri rassicurati sul risultato da una serie di telefonate con il presidente rossoblù Domenico Capitani, l’ex direttore Enzo Nucifora e l’ex allenatore Massimo Costantino. I tre si sono limitati a confermare ai loro interlocutori che la Torres si sarebbe presentata in Toscana con una squadra imbottita di giovani (cosa peraltro annunciata con largo anticipo anche sulla stampa) in modo da risparmiare i titolari impegnati in un difficile avvio di campionato. Una ingenuità? Diciamo che un minino di prudenza avrebbe consigliato di mettere da parte telefonini e contatti di un certo tipo, ma certo è che la Torres non ha venduto o comprato partite, non ha falsato il campionato e non ha un solo giocatore coinvolto nell’inchiesta. Una retrocessione dei rossoblù sarebbe un’ingiustizia alla luce di quello che raccontano le carte e delle concessioni fatte al Catania.
Il rischio che Palazzi calchi la mano è però concreto a meno che nella notte mister Hyde non ritorni ad essere il più pacioso (e giusto) dottor Jekyll. La speranza è però flebile e l’udienza di ieri non lascia dormire tranquilli i tifosi torresini. Per il Teramo il sogno della Serie B rischia di trasformarsi in un incubo. E al Savona non va meglio. Dopo oltre un'ora di requisitoria il procuratore aggiunto, Gioacchino Tornatore, con il procuratore Stefano Palazzi al suo fianco, ha chiesto la retrocessione in Serie D - con la penalizzazione di 20 punti - della squadra abruzzese per aver aggiustato (o tentato di aggiustare) la sfida promozione col Savona. Anche per i liguri è stata chiesta la D con 10 punti di penalizzazione. La procura non ha dubbi: «La partita è stata combinata dai due patron, persone non avvezze a questo tipo di condotta», che si sono avvalse di Marco Barghigiani (ex collaboratore Savona, chiesti 4 anni e 6 mesi e 70mila euro di ammenda) e Marcello Di Giuseppe (ds Teramo, 4 anni e 6 mesi e 70mila euro), con la mediazione di Ercole Di Nicola (ex ds l'Aquila, chiesti 4 anni 10 mesi e 85mila euro).
Secondo i pm federali Di Nicola, Davide Matteini (calciatore Luparense San Paolo, chiesti 3 anni e 6 mesi e 60mila euro) e l'ex tecnico di Savona e Barletta, Ninni Corda si sarebbero spesi per agganciare tesserati del club ligure, prima di raggiungere direttamente la dirigenza. Come confermato dallo stesso Ninni Corda che per la «collaborazione fattiva» potrebbe cavarsela con un anno e tre mesi di squalifica.
Omessa denuncia invece per Marco Cabeccia (ex Savona ed ex Torres) e l'ex collaboratore dei liguri Enrico Ceniccola (chiesti per entrambi 6 mesi e 30mila euro). Sul match il dirigente Giuliano Pesce (4 anni e 6 mesi e 70mila euro) e l'allenatore Fabio Di Lauro (2 anni e 3 mesi e 40mila euro) avrebbero anche scommesso.
La sentenza, come quella per il Catania e per le altre squadre coinvolte nell’inchiesta slitta al 17 agosto.
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