L’arringa di De Rensis: «Non c’è una sola prova»
La difesa prova a smontare le tesi portate avanti dalla procura federale: «Inchiesta frettolosa e superficiale. Non può punire così un’intera città»
SASSARI. E’ una battaglia senza esclusione di colpi quella che si sta combattendo davanti ai giudici della Federcalcio. Da un lato la Procura guidata da Stefano Palazzi che ha chiesto condanne pesantissime, dall’altra la difesa affidata all’avvocato Antonio De Rensis che ha provato a smantellare il teorema costruito dall’accusa. L’avvocato della Torres è stato categorico e altrettanto duro. Tanto da mettere in dubbio il lavoro stesso degli inquirenti. « Credo - ha detto - che si siano appiattiti sulle conclusioni della Procura di Catanzaro dimenticandosi che quella era solo una prima fase delle indagini. Sono mancati gli approfondimenti indispensabili in casi del genere e si è proceduto per teoremi e interpretazioni soggettive».
Per l’avvocato De Rensis Stefano Palazzi non ha portato prove «ma solo indizi che crediamo di essere riusciti a smontare». Vediamole allora le tesi difensive della società sassarese. «Il processo gravita intorno al una sola partita - ha spiegato il legale rossoblù –. Ebbene l’accusa non ha sentito la necessità di sentire uno solo dei giocatori che hanno partecipato a quella gara. La prima domanda è come si fa a fare un illecito senza coinvolgere chi va in campo? E come si fa a dimostrarlo senza nemmeno una testimonianza?»
Ma De Rensis va oltre. «Per l’accusa il reato si sarebbe consumato durante un pranzo del 28 ottobre scorso. Ebbene quando c’è stato quel pranzo la Torres aveva già fatto i biglietti per i ragazzini che avrebbero giocato il giorno dopo a Pisa. Ciò vuol dire che la formazione era già decisa e che in quel pranzo si è parlato d’altro». A conferma della sua tesi l’avvocato ha mostrato diversi articoli apparsi suoi giornali nei giorni precedenti la gara nei quali si dava la notizia che la squadra rossoblù sarebbe stata largamente rimaneggiata per risparmiare i titolari che avrebbero giocato la domenica successiva in campionato.
«Io penso - ha concluso De Rensis - che i fatti siano molto più semplici: quando si è saputo che la Torres avrebbe giocato con una squadra di ragazzini qualcuno si è organizzato per scommetterci su. Ma questo non può diventare un illecito e, soprattutto, non può significare una condanna per un club che ha una storia centenaria e rappresenta una regione importante».
E le intercettazioni? Anche su questo punto la difesa ha fornito una spiegazione. «Le intercettazioni vanno sentite e non lette. Spero che il tribunale tenga conto e non si voglia assumere la responsabilità di una condanna che sarebbe assurda e che noi combatteremo in tutti le sedi e con tutti i mezzi». (a.l)
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