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Palazzi non fa sconti Torres verso l’inferno

di Antonio Ledà
Palazzi non fa sconti Torres verso l’inferno

L’accusa chiede la retrocessione e 10 punti di penalizzazione

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Lassù qualcuno non ci ama. Non valgono 112 anni di storia sportiva, la passione di un’intera città e la consapevolezza di non aver falsato la stagione appena conclusa comprando o vendendo partite. Lassù, negli uffici della Procura della Figc, hanno deciso di dare un esempio e hanno sfoderato il bazuka per ammazzare una mosca. Palazzi si è calato nei panni del fustigatore del pallone nazionale e dopo aver chiesto di punire il Catania con un buffetto (perchè?) ha randellato tutti gli altri finiti nell’inchiesta “Dirty Soccer” avviata dalla Procura di Catanzaro.

Nel calderone anche la Torres colpevole di aver mandato a Pisa, in occasione del secondo turno di coppa Italia della passata stagione, una squadra imbottita di ragazzini. La sfortuna dei rossoblù è stata che su quel match si sono concentrate le scommesse di un giro internazionale assai poco raccomandabile. Scommettitori bene introdotti nell’ambiente che per essere sicuri del risultato (e di moltiplicare l’investimento) hanno pensato bene di chiamare al telefono, a più riprese, Domenico Capitani, Enzo Nucifore e Massimo Costantino (all’epoca presidente, direttore e allenatore della Torres) per chiedere conferma sulla formazione e sullo stato di forma della squadra sassarese. I tre hanno commesso l’ingenuità di rispondere e se è vero che non hanno svelato nulla che già non si sapesse (basta sfogliare le raccolte della “Nuova”) è anche vero che un minimo di prudenza avrebbe consigliato di staccare i cellulari.

Così non è stato e oggi la Sardegna rischia di perdere la sua seconda squadra professionistica. Le richieste che arrivano dagli uffici di Palazzi sono pesantissime: la Torres - secondo l’accusa - dovrebbe essere retrocessa all’ultimo posto della classifica dell’ultimo campionato e ripartire dalla serie D con 10 punti di penalizzazione. Capitani rischia una squalifica di 5 anni e una multa di 80 mila euro, Nucifora una squalifica di 4 anni e sei mesi e una sanzione di 70 mila euro e l’ex allenatore Massimo Costantino uno stop di 4 anni e una multa di 60 mila euro.

Il bazuka appunto per una vicenda che la difesa torresina, affidata all’avvocato De Rensis, ha cercato di smontare fin dalle fondamenta. Per il legale la Torres non ha falsato il campionato (si parla di una partita di Coppa Italia), non ha giocatori coinvolti nell’inchiesta (ed è difficile pensare di vendere o comprare partite senza la complicità di chi va in campo) e non può pagare per colpe che non hanno nessun riscontro probatorio certo. Anche le telefonate tra i vertici della società rossoblù e chi ha organizzato le scommesse non dimostrano nulla. Nessuno dei dirigenti torresini ha approfittato della situazione e di certo non ne ha approfittato la squadra. Allora perchè tanta durezza? Perchè due pesi e due misure rispetto a chi, anche in udienza (vedi il presidente del Catania) ha confessato di aver comprato cinque partite dello scorso campionato di serie B per salvare la squadra siciliana da una retrocessione che sembrava certa?

Domande sulle quali dovrà riflettere il collegio giudicante. La sentenza è attesa per lunedì 17 o, al massimo per martedì 18. La speranza è che giudici applichino la legge calibrando meglio responsabilità e pene. Poi ci sarà spazio per l’appello, in teoria entro la fine del mese e per un eventuale ricorso in terzo grado. Intanto, a complicare ulteriormente le cose si è aggiunta decisione della Lega Pro di ufficializzare il calendario della prossima stagione giovedì 27 agosto. Il rischio è quello di doverlo riscrivere aggiungendo veleni a veleni. Il modo peggiore per ripartire.

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