La Dinamo non vede l’ora «Dateci un avversario»
Prima settimana di ritiro, il gruppo prende forma anche sul piano del feeling Il gm Pasquini frena: «Tutto procede per il meglio, le partite al momento giusto»
SASSARI. Non vedono l’ora, i tifosi, di scoprire la nuova Dinamo. E non vedono l’ora i giocatori della Dinamo per primi di potersi scoprire, di potersi esprimere sul campo, di capire cosa possono diventare, loro presi singolarmente, in un gruppo. Vogliono cominciare a mettere cemento tra i mattoni che ormai da oltre una settimana vengono assemblati giorno dopo giorno attraverso la preparazione atletica e soprattutto giorno per giorno sul parquet del Geovillage di Olbia, dove Meo Sacchetti ha già avviato il lavoro tattico con i «cinque contro cinque». E’ il momento chiave del ritiro, perché gli schemi vengono interpretati, modellati, cuciti addosso ai giocatori. E’ uno scoprirsi reciproco, i tecnici che hanno voluto quei precisi giocatori con quella precisa idea di gioco, e i giocatori che hanno quelle determinate caratteristiche e che all’interno di uno schema, come all’interno di un abito sartoriale, devono limare chi una manica di movimento verso il canestro, chi allungare o accorciare una gamba di difesa sul pick ’n roll. Ma l’abito sembra calzare a pennello al team biancoblù, e le sensazioni sono più che positive. Se ne fa garante il general manager della Dinamo, Federico Pasquini.
Una settimana di lavoro, come procede?
«Bene. Ogni giorno metti dentro sempre un po’ più di feeling, un grammettino di affiatamento in più nella costruzione del gruppo, guardando all’aspetto caratteriale oltre che a quello tecnico. La constatazione dopo la prima settimana è che si lavora seriamente e serenamente, ed è importante che ci sia già abbastanza feeling fra i giocatori anche extra basket, nel pranzo e nella cena, nel muoverci insieme. Si sta formando un rapporto che va oltre il pallone e il parquet».
Sul campo?
«Il fatto che alle 17.30 dopo due ore e mezzo di pesante lavoro soprattutto atletico svolto la mattina si presentino tutti in campo in anticipo rispetto all’orario dice tanto. Arrivano per i fatti loro, senza essere indotti, hanno dentro una gran voglia di rimettersi in moto»
Chi l’ha colpita in particolare?
«Faccio fatica a parlare di un singolo, la situazione è positiva a livello generale. Se proprio devo scegliere è stato una sorpresa – lo immaginavo ma non così tanto –, Marconato, per la sua capacità da una parte di essere quello che insegna agli altri, e dall’altra di riuscire a non farlo pesare».
L’ultimo arrivato, Logan, si è già messo al passo?
«Certo, d’altronde la sua struttura fisica glielo consente».
Il lavoro sul campo?
«Abbiamo già messo dentro diverse nozioni offensive e ogni giorno Meo aggiunge qualcosa. Nella fase iniziale lo studio è bilaterale, fra coach e giocatori. Da una parte i giocatori vogliono capire come muoversi per l’allenatore, dall'altra l’allenatore ha un’idea di base che può modificare a seconda delle situazioni e delle caratteristiche dei giocatori».
C’è voglia di giocare.
«Siamo curiosi, noi per primi, di confrontarci con avversari veri, ma accadrà al momento giusto. Poi, dipendesse dai giocatori... loro vogliono sempre giocare e mai allenarsi, e questo da quando a cinque anni prendono in mano un pallone».
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