«Certo ho sbagliato in quella telefonata, ma è un’ingiustizia»
La versione del numero uno rossoblù Domenico Capitani «Non lasceremo niente di intentato, però non sarà facile»
SASSARI. Domenico Capitani, ha visto? Sassari è scesa in piazza per la Torres.
«Fa bene, la città, a difendere la Torres. E la difenderò anch’io, in tutte le sedi possibili. La squadra, e me stesso».
Ha sempre detto di sentirsi solo.
«Fino all’altro ieri lo sono stato, adesso questa mobilitazione mi conforta. Ma fino a ieri io ero quello che aveva torto, già condannato da tutti. Adesso sono contento, si parla di ingiustizia».
Si è rivolto a fior di avvocati.
«Sto cercando di fare tutto il possibile, anche se sarà difficile vedere riconosciute le nostre ragioni. Ci sono anche problemi di varia natura, tecnicismi giuridici che sono ardui da superare, nonostante anche i sanpietrini abbiano capito che è un’ingiustizia. Ma non lasceremo niente di intentato».
Si riparte comunque, anche dalla serie D?
«Certo, in ogni caso. Il direttore generale Patalano sta parlando con tutti i giocatori, faremo la conta e al termine dei colloqui faremo conoscere ai tifosi l’esito dei colloqui. I giocatori sono liberi di restare o di andare ma noi chiederemo di aver tempo per fare mercato, lo riteniamo indispensabile perché in pratica partiamo da zero, dobbiamo riprogrammare completamente tutto».
Oltre al danno, sarebbe la beffa.
«E che beffa, e che danno: il valore patrimoniale della Torres in D non è certo quello della serie C».
Ma lei ha qualcosa da rimproverarsi.
«Certo: di non avere riattaccato il telefono. Perché sono sempre rispettoso del prossimo. Ho sbagliato, l’ho già detto allora. Avrei dovuto dire «ma cosa cazzo stai dicendo» e troncare la telefonata, invece ho sbagliato. Non voglio giustificarmi, ma ricevo 300 chiamate al giorno, e forse sto sbagliando anche adesso a parlare. Mi chiamano e rispondo, mi chiamano e rispondo e quella volta pensavo dovessimo continuare a parlare di un argomento già affrontato, e cioé di come indennizzare la Torres per un giocatore che era arrivato infortunato. Mi chiama ancora ma io cosa ne so di cosa vuole parlare, a pranzo l’argomento con quella persona era stato il giocatore e il modo per risarcire la Torres al mercato di riparazione, quello mi richiama e io rispondo invece di attaccare. No, non mi è venuto immediato, pensavo volesse parlare della sòla che mi aveva rifilato».
La situazione è triste.
«E’ evidente che abbiamo subito un’ingiustizia, oggi forse se ne rende conto anche l’opinione pubblica dopo che lo avevano capito i giudici di prima istanza. E’ in seconda istanza che non lo si è voluto capire».
C’è anche il problema della chiamata in causa di una squadra composta in gran parte da minorenni, accusati di combine.
«E’ una cosa obbrobriosa. In secondo grado la procura ha cambiato bersaglio. In primo grado i giocatori erano fuori dall’aula, li avevamo portati a Roma. Abbiamo chiesto che venissero ascoltati, non li ha voluti sentire nessuno perché l’idea era che la squadra non c’entrasse. Bene, lì mi hanno assolto dall’accusa più grave, poi cambiano e tirano in ballo i ragazzi. No guardate, meno parlo e meglio è, a questo punto della vicenda. Quando tutto sarà finito indirò una conferenza stampa e dirò tutto. E se dovesse andare male davanti al Coni, ricorreremo alla giustizia ordinaria, fra Tar e eventualmente Consiglio di Stato».
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