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Dagli sci ai campi di calcio Manuela incita le azzurrine

Dagli sci ai campi di calcio Manuela incita le azzurrine

La Di Centa capo delegazione della nazionale under 17 in ritiro a Oristano «Lo sport mi ha dato tanto, credo di avere molte cose da insegnare ai giovani»

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ORISTANO. Il sorriso è lo stesso degli anni ’90, quello che abbiamo visto dietro le medaglie delle Olimpiadi di Lillehammer del 1994, quelle dei Mondiali o conquistate in Coppa del mondo. Manuela Di Centa martedì l’ha portato alle ragazze della Nazionale Under 17 Femminile, in qualità di capo delegazione. Un esordio in uno sport senza neve e senza le ali dello sci che le hanno dato la marcia in più nel fondo, ma con tante cose in comune, in realtà. «Lo sci è uno sport individuale. Ma è anche una sinfonia di elementi, come il calcio. Ci deve essere intesa in campo tra i giocatori, fiducia, devono scattare dei meccanismi per far funzionare il tutto. — ha spiegato Manuela Di Centa —. Penso a com’ero a 17 anni e a quello che di quell’esperienza posso trasmettere a questa Nazionale. Questa è un’età in cui un atleta è nella sua piena possibilità di maturazione, deve quindi poggiare tutta la sua preparazione tecnica su pilastri importanti. Sono gli anni in cui si impara che lavorare sodo e costruire lavorando giorno per giorno paga sempre. E se non si mira all’oro, non si arriverà mai nemmeno all’argento; gli obiettivi vanno fissati sul lungo periodo e in alto. I risultati non capitano per caso, bisogna sudarseli. E le ragazze dovranno avere voglia di fare e di arrivare, ricordandosi sempre che una componente essenziale per ottenere risultati è amare ciò che si sta facendo».

La campionessa, oggi cinquantaduenne, con gli sci ai piedi ha fatto la storia dell’Italia nel fondo e a livello fisico e mentale ha certamente tanto da trasmettere alle azzurrine. «La ricetta per avere un atteggiamento da campioni è tutto sommato semplice. Ci vogliono equilibrio, senso di responsabilità, un grande lavoro e una grande passione. Insieme a Rita Guarino, ex attaccante della Nazionale anche lei al debutto nella veste di tecnico, daremo il massimo per mettere le ragazze in condizione di crescere, renderle giocatrici sicure e consapevoli — continua il neo capo delegazione —. Io ho avuto la fortuna di fare nella vita quello che ho sempre amato e di avere accanto la mia famiglia e i tecnici che mi hanno allenata, che mi hanno formato come persona prima che come atleta. E questo è il mio approccio e quello che voglio trasmettere alle ragazze, cioè che sono prima di tutto persone e poi atlete, e che il rispetto in campo e fuori è la cosa primaria».

Una stoccata a chi, sul calcio femminile, ultimamente ha usato termini non proprio da galateo. «Il presidente Carlo Tavecchio è stato lungimirante a formare questo gruppo al femminile per un progetto mirato. La strada è lunga ma sul calcio femminile italiano voglio essere positiva. Noi daremo il massimo, sarà importante avere la Federazione a sostegno». Lo sci, però, resta il grande amore che fa battere il cuore di Manuela Di Centa. «Quando ho incontrato le ragazze per la prima volta, ho detto loro di parlare con la palla. Di instaurare un rapporto, di abbracciarla e trasmetterle quell’amore che le ha portate a giocare. Io lo facevo sempre con i miei sci e non è una stupidaggine».

Caterina Cossu

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