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Torres, il giallo di un tesoro mai riscosso

di Antonio Ledà ; di Antonio Ledà ; di Antonio Ledà ; di Antonio Ledà
Torres, il giallo di un tesoro mai riscosso

Lettera della Regione: ci sono da incassare 200mila euro. Marras: «La mia colpa? Aver ceduto il club a un inaffidabile»

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SASSARI. «E’ tutta colpa mia perchè mi mi sono fidato di una persona assolutamente inadeguata a gestire la Torres». Dopo due giorni di silenzio («sto ancora cercando di smaltire l’amarezza») Leonardo Marras dice la sua su una vicenda che conosce bene. La Lega ha escluso la squadra rossoblù dai campionati per un debito di pochi euro che la società doveva saldare entro il 30 marzo 2015 e che che invece non ha ancora onorato. 45 mila euro per pagare le spettanze di tre giocatrici che costano carissimi alla squadra più titolata del calcio femminile nazionale. Il club rossoblù rischia di dover stare un anno ai box e di ripartire, se mai ne avrà la forza, dalla serie B o, peggio, dai campionati regionali. Una situazione paradossale che va la pena di ricostrure.

L’era Capitani. I guai della Torres non sono recentissimi. Già da un paio d’anni la società – un modello per il calcio sardo – aveva cominciato ad accusare problemi di liquidità legati ai ritardi nell’erogazione dei contributi regionali (la famosa legge 17). Un problema comune ad altre società che Marras e i vecchi dirigenti hanno superato mettendo mano al portafoglio (spesso) e offrendo agli istituti di credito garanzie personali. «Alla fine del campionato 2013-2014 – spiega Giorgio Cherchi, all’epoca “cassiere” della Torres – ci siamo resi conto che sarebbe stato difficile affrontare un’altra stagione. Il quel momento avevamo 170mila euro di debiti a fronte di crediti più o meno simili ma non immediatamente esigibili. In altre circostanze sarebbe bastato presentare in banca le delibere della Regione per ottenere un anticipo e tirare avanti, ma i tempi sono cambiati e tutto stava facendosi più difficile. Noi sapevamo di avere in mano una società sostanzialmente sana – anzi forse in attivo - ma di non avere la possibilità di anticipare il capitale. L’unica soluzione era trovare un partner e così quando Domenico Capitani, patron della Torres maschile, si è detto interessato abbiamo passato la mano». Il nuovo presidente, che era perfettamente a conoscenza del bilancio, sancì il matrimonio tra le due Torres con una conferenza stampa organizzata ai primi di giugno del 2014 nella sala giunta della Camera di Commercio di Sassari. Nell’occasione fece grandi proclami assumendosi oneri e crediti della vecchia gestione.

Il patatrak. I guai non sono cominciati immediatamente. Anzi. Il 2 settembre del 2014 l’assessorato al Turismo della Regione ha incluso la Torres femminile tra le società beneficiarie di un contributo straordinario legato a una serie di iniziative di copartnership per la promozione turistica e culturale dell’isola. «175 mila euro – precisa ancora Giorgio Cherchi – che di fatto, già due mesi dopo il passaggio di mano della società, hanno azzerato i debiti».

Capitani si ritrova così tra le mani un gioiello a costo zero e le porte della Regione spalancate. Ma la luna di miele dura pochissimo e in questo caso le responsabilità sembrano chiare. La nuova Torres si fa preparare il progetto di promozione da una società continentale e non soddisfa le richieste dell’assessorato. I 175 mila euro restano nelle casse della Regione e il presidente comincia a dubitare di aver fatto un affare. Le giocatrici chiedono di essere pagate, la Lega dà loro ragione e Capitani deve mettere mano al portafoglio. Risarcisce un primo gruppo di ragazze ma si ferma (lui si giustifica parlando di una richiesta mai notificata alla società) di fronte a un debito residuo di 45 mila euro.

Il braccio di ferro con la Lega. All’inizio del 2015 la situazione precipita. Il patron non scuce più un euro e la Lega ricorda - invano - che il 31 marzo è il termine ultimo per saldare tutte le spettanze pena l’esclusione dal campionato di serie A 2015-2016. La Torres lascia trascorrere il termine commettendo altri due errori madornali. Il primo è quello di aver tenuto nascosta la vicenda (Sassari avrebbe difeso la sua squadra) il secondo è svelato da un documento della Regione Sardegna datato 7 luglio 2015. Nelle casse dell’assessorato allo Sport ci sono ancora di 200 mila euro che attendono di essere incassati dalla Torres. 14.664,30 quale contributo per l’esercizio finanziario 2013-2014 e 187.560 per la stagione 2014-2015. Perchè Capitani ha lasciato cancellare la squadra quando sarebbe bastato presentarsi in un qualsiasi istituto di credito con la lettera della Regione per ottenere quantomeno un anticipo? E c’è di più. Dove sono finite le promesse di continuare a tenere alta la bandira rossoblù. E’ possibile che il castello sia crollato per appena 45mila euro?

«Ho commesso un errore - conclude Leonardo Marras –. Mi sono fidato di una persona che ha cancellato in pochi mesi 25 anni di storia e di impegno sportivo e sociale. E’ la mia unica colpa e non so se riuscirò a perdonarmi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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