Lazio, notte da incubo I tifosi contestano e la squadra va in ritiro
ROMA. Una nottata da incubo, al ritorno da Napoli ieri la Lazio ha trovato una centinaia di tifosi in contestazione. Troppo duro lo 0-5 di Napoli, che segue lo 0-4 in casa del Chievo e lo 0-3 di...
ROMA. Una nottata da incubo, al ritorno da Napoli ieri la Lazio ha trovato una centinaia di tifosi in contestazione. Troppo duro lo 0-5 di Napoli, che segue lo 0-4 in casa del Chievo e lo 0-3 di Leverkusen. Una sequenza diabolica (manca la tombola ironizzano i romanisti sui social network) che ha fatto spazientire i supporter biancocelesti. Le scritte sui muri limitrofi al Centro sportivo di Formello vedono nel mirino dei contestatori la squadra («11 indegni») e lo stesso Lotito («... romanista»), quest’ultima scritta prontamente rimossa alle prime luci di stamane.
Resta indelebile invece lo scempio visto al San Paolo, una squadra senza mordente e completamente in balia della squadra di Maurizio Sarri. Si riparte, o si prova a farlo, dal ritiro. Per «guardarci negli occhi» e dirsi quello che non va. Da domenica notte a stasera, giorno in cui i biancocelesti sono chiamati al nuovo riscatto all’Olimpico contro il Genoa. È l’unica buona notizia, perchè finora le due vittorie raccolte nella nuova stagione sono tutte arrivate tra le mura amiche, sia pure con la neopromossa Bologna e con un’Udinese già in crisi.
In trasferta invece sono arrivate solo sonore sconfitte con un bilancio netto di 10 gol subiti e neanche uno realizzato in campionato. Peggior difesa del campionato assieme al Carpi. Pesano di certo le assenze, su tutte quella di Stefan de Vrij, ma società e tecnico condividono la colpa di aver sopravvalutato l’organico a disposizione. Gentiletti, Mauricio e Hoedt possono essere tre discreti partner da affiancare al buon olandese.
Per la prima volta sul banco degli imputati ci finisce il solo Pioli, reo di aver creato tanta confusione come l’utilizzo di 4 moduli diversi nelle prime otto uscite di campionato. L’ultimo, scellerato, un 4-3-1-2 senza esterni (complice anche l’assenza di Candreva e un Anderson finito di nuovo in panchina) proprio contro la squadra - il Napoli, appunto - che fa del gioco sulle fasce una delle sue armi più micidiali.
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