Coppe e veleni, la strana parabola di “le Roi”
ROMA. Dalle punizioni magistralmente calciate in campo, che gli fruttarono vittorie, coppe e tre Palloni d'oro, a quelle decise nei suoi confronti dal comitato etico della Fifa, che lo ha sospeso per...
ROMA. Dalle punizioni magistralmente calciate in campo, che gli fruttarono vittorie, coppe e tre Palloni d'oro, a quelle decise nei suoi confronti dal comitato etico della Fifa, che lo ha sospeso per tre mesi. È una strana parabola quella di “Roi” Michel Platini, ex fuoriclasse della Juventus e ora numero uno dell'Uefa deciso a candidarsi, nonostante tutto, alla presidenza dell'ente calcistico mondiale proprio nel momento in cui, tra giudici e commissioni d'inchiesta la gerarchia del pallone è praticamente azzerata.
Platini è stato anche il campionissimo che diede alla Francia la vittoria negli Europei del 1984, pure lì con una punizione nella finale contro la Spagna, penalizzata anche dalla goffaggine del portiere Arconada. E sempre lui è il numero 10 che, nella tragica notte dell'Heysel, ebbe il sangue freddo di andare a calciare, e realizzare, il rigore che diede alla Juve la vittoria sul Liverpool e quella Coppa dei Campioni insanguinata.
Sul campo per lui correva Bonini, da dirigente invece la quinta l'ha ingranata da solo e ha sempre fatto bene, a differenza del periodo (tre anni e mezzo) in cui fece il ct della Francia. In ogni caso è stato lui, prima dell'arrivo di Zidane, a far rinascere la “grandeur” e far scrivere e parlare del calcio champagne.
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