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La Dinamo comincia a prendere giri

di Andrea Sini
La Dinamo comincia a prendere giri

La vittoria di Cantù conferma che la squadra è in evoluzione. Alexander da applausi, Petway deve ancora inserirsi

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Sicurezza, personalità, autorevolezza. E anche una capacità sorprendente di usare i muscoli. Non sarà ancora la sua versione migliore (e metà ottobre non può esserlo), ma dall’identikit della nuova Dinamo iniziano a emergere caratteristiche assai interessanti.

La crescita. La vittoria nel posticipo di Cantù di lunedì sera restituisce alla squadra di Meo Sacchetti una bella nota di sicurezza, dopo il successo bello per alcuni versi (grande rimonta, grande cuore) e meno bello per altri (troppe sfliacciature, identità da trovare) contro Cremona. Nell’inferno del Pianella la Dinamo ha mostrato enormi segnali di crescita, segno che le due settimane intere trascorse in palestra (dalla Supercoppa in poi) sono state utilissime per assimilare schemi e automatismi.

«I segnali di crescita riguardano soprattutto l’ultima settimana, dopo la sfida con Cremona – ha detto a fine gara coach Sacchetti –, mentre non direi la stessa cosa della settimana tra Torino e il match con Cremona». Analisi confermata dai fatti, ovvero dalla prestazione dei suoi ragazzi. Subito sul pezzo, al Pianella, aggressivi in difesa e parecchio sciolti in attacco, dove Varnado è stato cercato con insistenza ed è stato molto bravo a farsi sempre trovare pronto. Buon segno, perché riuscire a far andare con tutti i cinque pistoni il motore del quintetto base (Haynes, Logan, Eyenga, Petway e, appunto, Varnado) è fondamentale per sopravanzare squadre (e ce ne saranno molte), che sotto le plance avranno qualcosa di più presentabile del duo Berggren-Wojciechovski proposto dall’Acqua Vitasnella.

Le scelte infinite. È interessante notare anche il fatto che, lasciando completamente fuori dalle rotazioni D’Ercole (e anche Formenti), Sacchetti è riuscito a dominare la gara senza utilizzare mai l’assetto “ribassato” che nelle gare sinora disputate aveva sempre garantito compattezza e break positivi. Segno che l’imbarazzo della scelta, garantito sulla carta dal roster lungo, sta diventanto reale mano a mano che lo stato di forma cresce e i meccanismi vengono migliorati.

Il tiro della vittoria. David Logan, 17 punti e 8 assist, stavolta non ha avuto bisogno di segnare triple nell’ultimo minuto. Ma il tiro della vittoria è comunque suo ed è stato segnato a 6’42” dalla fine: Dinamo a +11, Cantù infila due triple a si porta sul 62-67. Pianella è una bolgia, i sassaresi attaccano male e dopo una deviazione rimettono in gioco con appena 7” dalla fine dell’azione. È la sliding door della partita: se fai canestro ne esci vivo, altrimenti c’è da farsi il segno della croce. E allora palla a Logan, che si e alza e segna da 5 metri con la mano in faccia. Vittoria.

Top&flop. Marquez Haynes da 4 in pagella per oltre metà gara: regia lenta, tiri sbagliati, 3 palle perse malamente. Poi la scintilla, una tripla da 8 metri e la sua partita che cambia. E finisce con 21 punti e una lunga serie di giocate stellari. Altro fenomeno, Joe Alexander, persino difficile da classificare: eleganza e controllo del corpo da fare invidia Travis Diener (ma lui è alto 2,03), tecnica di base degna di un’ala slava, esplosività e muscoli da saltatore nero. Un mix rarissimo, quasi sconcertante per il livello di basket in grado di esprimere.

Passaggio a vuoto per Christian Eyenga, apparso nervoso e confusionario, e ancora troppa discontinuità per Brent Petway, che a oggi – al di là del valore come singolo – è forse il giocatore maggiormente slegato dal contesto di squadra. Keep calm, comunque, and keep working.

@andreasini78

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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