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L’Italia cresce ma in fascia 2 rischia grosso

di Alessandro Bernini
L’Italia cresce ma in fascia 2 rischia grosso

Conte (che potrebbe lasciare la panchina) ha conquistato gli Europei 2016 ma non essere testa di serie sarà un handicap

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INVIATO A ROMA. Chacun est artisan de sa fortune. Voliamo in Francia e in loro onore traduciamo il concetto che ognuno è artefice della propria fortuna, disegnato a pennello per gli azzurri.

Già, il futuro ce lo siamo costruiti, nel bene e nel male. Conquistando il pass per Euro 2016 e gettando nel cestino la chance di essere teste di serie. Anche se in parte ha ragione il ct Antonio Conte, certi meccanismi del ranking sono perversi: Italia finalista a Euro 2012, prima nel girone di qualificazione e poi spedita dietro a Portogallo e Belgio. Mah...

I rischi in fascia 2. Ma cosa comporta alla resa dei conti non essere teste di serie? Facciamo un quadro un po’ più chiaro. Il 12 dicembre verranno sorteggiati i sei gruppi della prima fase di Euro 2016. Le teste di serie sono Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Portogallo e Belgio. Noi saremo in seconda fascia insieme con Austria, Russia, Svizzera, forse Svezia e Ucraina se queste due rispettano i pronostici e superano i playoff. Più complesso capire la terza fascia, mentre in quarta ci saranno di sicuro Galles, Irlanda del Nord, Albania e Islanda. Può insomma capitarci un girone di ferro composto ad esempio da Germania, Polonia e Islanda, o magari uno molto più soft con Portogallo, Romania e Nord Irlanda. Noi siamo preoccupati, ma le squadre in prima fascia lo sono ancora di più dall’ipotesi di beccare l’Italia.

L’Italia che cresce. Fin qui la valutazione analitica. Poi ce n’è una tecnica, e allora ritroviamo il sorriso perché la partita contro la Norvegia ci ha consegnato un’Italia abbastanza brillante. Diciamo “abbastanza” perché comunque bisogna essere onesti: la prima mezzora è stata misera. Poi siamo cresciuti e tanto, merito in primis di Conte che con gli innesti di Giovinco, Bertolacci e Candreva ha messo bollicine a un’acqua stagnante. Non abbiamo ancora la forza della squadra che aggredisce e distrugge. E forse non l’avremo mai. Perché il tasso tecnico è da 7 in pagella ma ci mancano i campioni, ci manca l’uomo che fa la giocata. Tolto il blocco Juve della difesa (e ieri Barzagli ha annunciato che dopo l’Europeo lascerà l’azzurro), abbiamo Pirlo in parabola discendente e un De Rossi che convince sempre al 60-70%, di big a livello internazionale non ce ne sono altri. In Italia tutti conoscono gli 11 titolari di Germania e Spagna, non pensiamo che la cosa sia reciproca.

Convocati e Conte. Otto mesi ci separano dal galà francese, ci sarà tempo per diventare tutti ct e scegliere i 23. Nel frattempo bisognerà capire il futuro di Conte, che per ora ha scelto di non mettersi a sedere per rinnovare un contratto che scade appunto a fine Europeo. Dubitiamo che lo farà. Oltre la siepe si vedono solo sagome, quella di Ancelotti la più intrigante e forse più lontana, poi Allegri, Zaccheroni e un emergente come Di Francesco che piace molto nel clan Figc. Su un particolare concordano un po’ tutti, dai tifosi (strano, di solito il tifoso è per natura bastian contrario) fino alla Federazione: Conte è al momento il miglior allenatore che può avere la nostra nazionale. Ma purtroppo l’equazione “è il più bravo=resta” appartiene al Real, al Barcellona, al Chelsea, al Bayern, ma – che piaccia o no – non appartiene a nessuna Nazionale del mondo.

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