Banco, a rimbalzo è una mattanza
Sotto canestro i biancoblù concedono troppo agli avversari e restano legati alle percentuali di tiro delle guardie
SASSARI. Un minuto può cambiarti la stagione, o meglio, l’inizio della stagione. Sull’asse Cantù-Istanbul la Dinamo avevagiocato 79’ di grande consistenza, stava per tornare con una doppietta fantastica. Poi a un minuto dalla fine della partita di Euroleague è diventata un’altra squadra, ha scialacquato quella vittoria e si è fatta calpestare in casa dall’Enel Brindisi domenica. Difficile dire se, vincendo a Istanbul, avrebbe anche battuto l’Enel ma possiamo pensare che magari avrebbe avuto un approccio più vivace al match. Così come possiamo pensare che giocare tre partite in sette giorni, due delle quali in trasferta, possa comunque farsi sentire almeno dal punto di vista della tenuta mentale perché non è semplice. Il vero problema, dopo quattro partite ufficiali (più la Supercoppa), sono in ogni caso i rimbalzi. Una mattanza. Parliamo di 20 rimbalzi in meno: così vinci veramente poche partite. E resti sempre impiccato al filo delle percentuali delle guardie.
La mattanza. I numeri dicono tutto. In questo primo scorcio di stagione il Banco ha preso più rimbalzi degli avversari solo una volta e ha pure perso la partita perché era la semifinale della Supercoppa contro la Grissin bon Reggio Emilia (31-27 il conto). In campionato ha finora accumulato -9 contro Cremona (34-43), -1 a Cantù (35-36) e addirittura -22 contro Brindisi. Cifra, quest’ultima, maturata soprattutto in un ultimo quarto da elettroencefalogramma piatto: 9 punti segnati, appena 3 rimbalzi presi contro i 19 dell’Enel (8 dei quali offensivi). In Euroleague, contro il Darussafaka, squadra superdotata sotto canestro, è finita addirittura 31-57 e sembra quasi un miracolo aver perso solo al supplementare.
Le cifre. Inquietanti. La Dinamo è ultima nella classifica dei rimbalzi (31 di media), penultima in quelli offensivi (6,3) dietro Capo d’Orlando. Nei dettagli, ne ha presi 7 contro Brindisi e Cantù e 5 contro Cremona (e anche contro il Darussafaka). Significa che chi tira sa che deve segnare altrimenti la palla è sempre degli avversari e che per vincere bisogna fare canestro con grandi percentuali (oppure tenere gli avversari su percentuali bassissime, ma non è certo lo stile Dinamo). E significa anche che si gioca troppo spesso in situazioni sbagliate, perché quando la Dinamo in passato apriva il campo e andava in transizione i rimbalzi offensivi comunque arrivavano. In situazione statica non c’è scampo. Non solo. Il Banco concede anche troppi rimbalzi offensivi e quindi secondi tiri e possessi extra: 16 a Brindisi e Cantù, 15 a Cremona. Sono voci che pesano.
Niente processi. In questi casi la prima tentazione è sempre quella di andare alla caccia di un colpevole (o dei colpevoli) e anche di rimpiangere il passato. Nulla di più sbagliato. Intanto perché non serve (Shane Lawal non tornerà, Gani Lawal ormai non si muove da Milano) e poi perché non può essere solo un problema di responsabilità individuali che pure ci sono. Certamente Petway non è quello che tutti si aspettavano, così come Varnado sembra in un vicolo cieco: ha chiaramente bisogno di giocare ma se commette due-tre falli nel primo quarto è costretto a sedersi in panchina. E Alexander resta pur sempre un 2,03 perimetrale. In realtà manca un contributo complessivo, mancano i rimbalzi degli esterni e nessuno fa mai il tagliafuori. Il basso numero di rimbalzi offensivi è anche sintomo di poca aggressività e qui ci si infila in un discorso più generale. Alla fine è un discorso complessivo: Petway deve svegliarsi, Varnado imparare a gestirsi, Alexander non può limitarsi a fare un clinic di movimenti offensivi. E anche la squadra deve avere un atteggiamento diverso, non solo sotto canestro. Siamo solo in ottobre, l’anno scorso di questi tempi anche Big Shane sembrava un fuscello sballottato. Le cose sono lentamente cambiate, anche se qui siamo già in allarme rosso. Soprattutto perché quellminuto di Istanbul è stato un primo spartiacque e la Dinamo è finita sul lato sbagliato.
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