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La tremenda vendetta dell’ex Nostalgia di Kadji? Anche no

di Andrea Sini
La tremenda vendetta dell’ex Nostalgia di Kadji? Anche no

SASSARI. Fortissimo, sottovalutato, duttile, miglioratissimo, grave errore mandarlo via, qua non gli davano spazio. Quando le vendette degli ex si compiono, c’è sempre una “parte lesa” che si lecca...

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SASSARI. Fortissimo, sottovalutato, duttile, miglioratissimo, grave errore mandarlo via, qua non gli davano spazio. Quando le vendette degli ex si compiono, c’è sempre una “parte lesa” che si lecca le ferite e prova ad autocommiserarsi puntando il dito su qualcuno. La prestazione di Kenny Kadji, sino a domenica sera un semplice ex biancoblù, ha fatto balzare il centro dell’Enel Brindisi in vetta alla classifica dei campioni d’Italia più rimpianti dalle parti del palazzetto: 25 punti con 11/15 da 2, 14 rimbalzi, tanta personalità e una certa “leggerezza” che nei circa 4 mesi trascorsi a Sassari (da febbraio in poi) non aveva mai mostrato. La sua prova, già di per sè eccellente, brilla ancor di più in contrasto con l’attuale pochezza dei pari ruolo sassaresi. E allora via alle recriminazioni e alle accuse (“bisognava tenerlo a tutti i costi”, “grave errore non ripartire da lui”, “sarebbe stato il centro perfetto per questa Dinamo” e via dicendo).

Se il discorso è legato esclusivamente alla prestazione di domenica (e alle prove insufficienti dei vari Varnado, Alexander e Petway), si può anche stare al gioco. Ma siccome le stagioni di chi gioca su tre fronti sono fatte di 50, 60, 70 partite, alcune delle quali decisamente più tirate e “cattive” di quella di domenica, allora vale la pena dare uno sguardo a quello che Kadji ha fatto con la maglia della Dinamo. Arrivato a metà febbraio, il camerunense ha dato immediatamente un apporto importante alla conquista della coppa Italia a Desio. In 9 gare di regular season ha tenuto una media di 8 punti e 4 rimbalzi in 15,2 minuti di impiego. Dall’inizio dei playoff Kadji è stato promosso in quintetto è da lì in poi è stato tra gli starters in 12 delle 14 gare disputate (e qui cade l’obiezione sulla scarsa fiducia accordatagli). In mezzo, la morte della madre e il viaggio che l’ha obbligato a saltare 3 delle 7 gare della semifinale con Milano. Da notare come il camerunense, da grande professionista, sia sceso in campo in gara1 a Trento a poche ore dal lutto familiare. La sua partita migliore è stata gara3 con Trento, al palazzetto, con 21 punti in 23 minuti (5/5 da 2, 3/6 da 3), ma solo un rimbalzo. Poi un’improvvisa ma inesorabile inversione di tendenza, con prestazioni sempre più molli e scialbe, una certa tendenza a stare ben lontano dalle mattanze sotto canestro e i playoff chiusi in netto calo, con appena 6,1 punti e 3,7 rimbalzi in 18 minuti di impiego medio. Insomma, un pezzo di tricolore è suo, a pieno titolo, e la sua stagione a Brindisi si annuncia ottima. Ma un giocatore va valutato per ciò che fa in un arco di tempo medio lungo. E prima di domenica, la sua mancata conferma se non era passata inosservata, poco ci manca.

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