Cska Mosca, team senza tempo con un fascino irresistibile
SASSARI. Un tempo le maglie dell’Armata Rossa emergevano dai fumi della Cortina di ferro per giocare la Coppa dei Campioni. Una squadra che arrivava circondati dal mistero, comandata in panchina da...
SASSARI. Un tempo le maglie dell’Armata Rossa emergevano dai fumi della Cortina di ferro per giocare la Coppa dei Campioni. Una squadra che arrivava circondati dal mistero, comandata in panchina da un vero colonnello dell’esercito, Alexander Gomelskiy, e leggendarie erano anche le trasfertea Mosca, esperienze quasi mistiche nei racconti di chi le ha fatte. Perché chi andava in Russia in quegli anni diventava automaticamente un privilegiato e poteva battere territori proibiti alla maggior parte dei comuni mortali e lo stesso Meo Sacchetti alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 ha visto cose che non era abituato a vedere.
Il Cska di adesso ha poco in comune con quella squadra, fondata nel 1926 e dominatrice in Europa negli anni Sessanta (quattro Coppe dei campioni tra il 1961 e il 1971) e del campionato di casa (25 titoli tra il 1945 e il 1990). Se le sfide con l’Armata Rossa erano accompagnate da mitici commerci sottobanco di caviale e vodka barattati in cambio dei più comuni oggetti della società occidentale, adesso chi fa parte di quel club ha lo status del milionario e quasi ti sbatte in faccia la sua ricchezza, anche l’ultimo inserviente di un’organizzazione monumentale guadagna valanghe di soldi, figuriamoci i giocatori.
Già, i giocatori. Forse la differenza maggiore è questa. Oggi il Cska apre la cassaforte e ricopre di soldi la gente, un tempo era composta esclusivamente da giocatori locali, frutto di una selezione effettuata nell’immenso territorio dell’Unione Sovietica. Talenti purissimi ma dieci in tutto, con centinaia di giocatori fortissimi che il basket mondiale non ha mai potuto vedere. Non a caso Mister Euroleague Sarunas Jasikievicius nella sua biografia racconta come soprattutto l’indipendenza delle repubbliche baltiche gli abbia permesso di emergere a livello internazionale. Nell’Armata Rossa c’erano nomi che alle nuove generazioni dicono poco: Sergei Belov, il gigantesco Vladimir Tkachenko, Anatoli Myshkin, Sergei Tarakanov, sarebbe stato bello vederli in azione nei campionati europei o addirittura nell’Nba. L’era del Cska ha visto la sfolgorante parabola di Andrei Kirilenko, il primo russo dominante nell’Nba, adesso c’è Milos Teodosic, il miglior play europeo. La partita col Cska Mosca, venerdì sera, per la Dinamo è qualcosa di travolgente solo per il fatto che si giochi. Passano gli anni, cambia la georgrafia europea, ma il fascino di questa squadra resta sempre immutato.(r.s.)
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